Dmtry Yazov: L’ultimo maresciallo dell’Unione Sovietica

È recentemente scomparso, in data 25 febbraio, Dmtry Yazov. Fondamentale oggi conoscere la figura di uno dei generali golpisti che hanno tentato di rovesciare Gorbacev ed evitare la dissoluzione dell'Unione Sovietica. Se Dmtry avesse avuto la meglio, la storia sarebbe andata in modo radicalmente diverso: ci saremmo risparmiati trent'anni di unipolarismo americano.

È recentemente scomparso a Mosca il 25 febbraio 2020, dopo una lunga battaglia contro una grave malattia, l’ultimo Maresciallo dell’Unione Sovietica Dmitrji Timofeevic Yazov, nonché uno degli 11 leader che presero parte al fallito golpe durante i tumultuosi giorni ( 19 – 21) di un caldo agosto di ormai ben 29 anni fa.

 Il tentato colpo di Stato fu organizzato da parte di alcuni membri dell’allora governo sovietico, in particolare la cosiddetta “Banda degli Otto” – un gruppo di alti ufficiali ( tra cui lo stesso Yazov, ma vi troviamo anche il capo allora del KGB Vladimir Krjuckov, il Ministro degli Interni Boris Pugo, il vicepresidente dell’URSS Gennadij Janaev, il Primo Ministro Valentin Pavlov, il Capo della Segreteria di Gorbacev Valerij Boldin ecc ) facenti parte del “Comitato statale dello Stato di emergenza” che avevano incarichi governativi, facevano parte del KGB, oppure del Partito Comunista  – da membri dell’Armata Rossa in particolare con l’impiego di due divisioni corazzate come la “Divisione Tamanskaja” o meglio conosciuta come “2° Corpo carri della Guarda“ , la Divisione “Kantemirovskaja “ conosciuta come “4° Corpo carri della Guardia“ e alcuni gruppi delle forze speciali del KGB altamente addestrati e preparati come il “Gruppo Alpha” e il “Gruppo Vympel”. Favorevoli a questa presa di posizione così forte, vi erano anche alcune delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, come la Repubblica d’Arzebaigian, la Repubblica di Georgia, la RSS Transnistriana, il PLDUS, acronimo di “ Partito Liberal Democratico di Russia, mentre sul quadro internazionale vi erano appoggi concreti da parte di paesi che erano stati in un modo o in un altro sotto la sfera o l’interesse sovietico come Palestina, Libia, Jugoslavia, Iraq e Sudan.

Obiettivo della manovra era deporre il Presidente Michail Gorbacev, che si apprestava – anche sotto pressioni estere –  a firmare un patto che avrebbe rinominato la denominazione ufficiale da “Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche” in “Unione degli Stati Sovrani”. La decisione causò immediatamente una serie di reazioni interne e soprattutto politiche, con il COMECON che il 28 giugno venne sciolto, così come il 1 luglio, dopo 36 anni, venne sciolto il “Patto di Varsavia” e questo nonostante qualche mese prima chiamata alle urne più del 70% dei cittadini sovietici si era dimostrato più che favorevole a continuare con la forma attuale dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Inoltre  l’intento di Yazov e degli altri congiurati consisteva nel preservare l’Unione, preservare il PCUS e impedire fortemente l’alleggerimento del potere centrale, mentre il posto di Gorbacev che si trovava in Crimea, veniva assegnato al suo vice Ghennadi Janev.

Con la tensione alle stelle e con tutti i paesi occidentali preoccupati per il susseguirsi degli eventi in Unione Sovietica, il Presidente della Repubblica Russa Boris El’cin – eletto poco più di due mesi mesi a suffragio popolare – sulla torretta di un carro armato – con un megafono, carica la folla di cittadini presenti e la invita alla disobbedienza civile contro i golpisti e allo sciopero generale, mentre lui si barrica dentro la Casa Bianca a Mosca, ovvero la Duma di Stato, sede del Parlamento russo, sotto costante assedio da decine e decine di soldati, molti dei quali però si schierano al suo fianco.

Il golpe dopo il suo slancio iniziale – a posteriori secondo molti esperti, uno slancio molto debole – inizia a perdere di intensità avviandosi inesorabilmente verso la sua fine naturale, che sarà ufficialmente tra la notte del 21 e del 22 agosto, quando Gorbacev tornerà in aereo a Mosca, costringendo di fatto gli ultimi blindati e soldati al disimpegno davanti al palazzo della Duma, facendo fallire ufficialmente il capo di coda dei congiurati, che verranno arrestati – Pugo a parte dato che si suicidò – e condannati nel carcere di Matrosskaja Tisina, per poi essere amnistiati – Yazov compreso – nel 1994 dal Presidente Boris El’cin.

Il risultato comunque che non era previsto né dai golpisti, né dallo stesso Gorbacev, sarà il crollo e la dissoluzione del sistema socialista in Europa, che in Unione Sovietica durava dall’ottobre 1917, ovvero sin dai tempi della Rivoluzione di Ottobre.

Considerato uno dei più decorati e allo stesso tempo più controversi Marescialli sovietici del ventesimo secolo, Yazov è stato l’unico siberiano a ricoprire questo “de facto” grado più elevato in ambito militare in Unione Sovietica, “secondo” solo dal grado più elevato “de iure” di Generalissimo dell’Unione Sovietica, ottenuto solo da Stalin, che però lo rifiutò.

Militare di primo livello e molto preparato, rappresenta uno dei tanti esempi in Unione Sovietica, dell’essenza della lotta di classe, dove un povero figlio di contadini, di un remoto paese della Siberia riesci ad arrivare fino al rango più alto delle forze armate.

Veterano della guerra patriottica, si arruolò nell’Armata Rossa nel 1941, come volontario e combatte sul fronte di Leningrado e nei dintorni del lago Ladoga, fino alle operazioni di assedio contro il “Gruppo di Armate Nord” della Wehrmacht in Curlandia nel 1944, stesso anno in cui entrò nel PCUS.

Finita la seconda guerra mondiale continuò la sua carriera nell’esercito e venne assegnato dapprima nel biennio 1971 -1973 a comando della 32° Armata in Crimea e poi nel 1979 – 1980 a capo delle forze del gruppo centrale in Cecoslovacchia. Ironia della sorte e paradossalmente, fu grazie ad una piacevole impressione che fece a Michail Gorbacev – in quegli anni segretario generale del PCUS – che riuscì a ricoprire altri incarichi fino ad arrivare a ricoprire la carica di Ministro della Difesa Sovietico dal  30 maggio 1987 al 28 agosto 1991.

Nonostante la sua fulminante carriera e il suo carisma, oltre ad un curriculum militare di tutto rispetto non ricevette mai il titolo di “Eroe dell’Unione Sovietica” , ma poté vantare comunque ben 14  onorificenze sovietiche, 3 della Federazione Russa, 11 estere e 1 religiosa.

Nel marzo 2019 è stato processato in contumacia da un tribunale lituano per crimini di guerra, per il suo ruolo avuto durante la repressione militare nel paese baltico nel gennaio 1991, a 10 anni di carcere, con le forti proteste della Russia che ha considerato questo processo come politico, rifiutandosi di estradare Yazov.

La sua figura è conosciuta anche nella cultura popolare grazie allo scrittore Tom Clancy, nel suo thriller “Il cardinale del Cremlino” dove lo stesso Maresciallo riveste il ruolo di Ministro della Difesa e di superiore della spia il Colonello Filitov.

I suoi funerali si sono tenuti nella giornata del 28 febbraio 2020, presso il Cimitero Commemorativo Militare Federale situato nella capitale russa Mosca, presso il distretto di Mytishchinsky.