Bloody Sam

di Francesco Fiorentino

In pochissimi conoscono Sam Packinpah, alcuni lo hanno sentito nominare, nel migliore dei casi, ma molti non lo hanno mai nemmeno sentito nominare. In compenso al nominare registi come Kubrick la maggior parte delle persone va in brodo di giuggiole e inneggia al genio. Succede perchè la maggior parte delle persone che parlano di cinema  non hanno un’idea chiara di cosa sia un regista e su cosa sia un film e così si scambia un riduttore di successi letterari con un cast di autori conclamati tra il grande pubblico per un regista colto e geniale e perfino contro corrente. Invece il regista gioca sul velluto senza raccontare nulla di suo se non inserendolo in una trama di un precedente best seller con attori un po’ insulsi che possano piacere senza infastidire.

Ecco, Sam Peckinpah è l’esatto opposto, è cinema inteso come narrazione , come insofferenza , come denuncia e tra schizzi di sangue di pallottole che perforano corpi a rallenty ed inondano lo schermo fra cultura e spessore…e non viene capito né da vivo né da morto.

Sam Peckinpah di Fresno – California figlio della frontiera americana  viene da una famiglia di allevatori e uomini di legge , pur avendo lui avuto guai con la legge per tutta la vita, e vanta una antenata della tribù dei Mono. All’università di Fresno studia arte drammatica e  si diploma nel 1950 . Esordisce come aiuto regista di Don Siegel (altro pilastro del cinema oggi dimenticato ) scrivendo la sceneggiatura de “L’invasione degli ultra corpi ” . Nel 1960 esordisce con il suo primo film che è un western e si intitola “La morte cavalca a Rio Bravo” e qui iniziano i problemi con i produttori che lo accompagneranno per tutta la sua carriera mutilando i suoi film.

Sam esordisce con un western ed anche i film successivi saranno western ; rivitalizzerà un genere bollito nella mitopoiesi con il suo lirismo e la cruda violenza. Addio John Ford con le divise blu in tecnicolor, mito della frontiera come confine in espansione di una civiltà anglosassone dove gli anglosassoni sono il popolo eletto che hanno come loro archetipo un John Wayne grosso e burbero e benevolente come un pastore con il suo gregge e spietato con i lupi e dove con un colpo di pistola ammazza tre apache.

 All’inizio i suoi film non sono dei successi e anzi alcuni come Sierra Charriba massacrato dalla produzione sono dei flop e così i finanziatori e produttori si allontanarono da lui che tornò a lavorare per la televisione come nei giorni dei suoi esordi ( aveva sceneggiato e diretto alcuni episodi di “Gunsmoke” e altre serie) e grazie al successo di “Wine noon” ha la possibilità di tornare al cinema con il suo capolavoro “Il mucchio selvaggio” che gli varrà una candidatura all’Oscar per la regia. 

Non prenderà l’Oscar ma spaccherà il mondo del cinema perchè e sconvolgerà il genere Western. 

Il film era stato presentato dalla Warner Bros al Royal Theater di Kansas City il primo maggio del 1969 con grande battage , e trattandosi di un western e con in più due star come William Holden e Ernest Borgnine aveva attirato una folla straripante  di solida gente del Mid West poco propensa ad elucubrazioni intellettuali ed andata lì per godersi un sano e classico tradizionale film western con revolverate , cavalli che nitriscono e buoni e cattivi,

Il risultato di quella presentazione può essere paragonato a quando i Sex Pistols suonarono a Dallas in Texas poco meno di dieci anni dopo.

A Dallas i redneck si aspettavano r’n’r ed i Sex pistols diedero loro r’n’r ma a modo loro e non come ce lo si aspettava e successe il finimondo e il mondo del r’n’r e della musica pop cambiò. A Kansas City i redneck non ebbero quello che si sarebbero aspettati e successe il finimondo e il mondo del western e del cinema cambiò.

Chi sarebbe aspettato un inizio così violento e cattivo dove i cattivi sono tutti , sia la banda di Pike Bishop sia i cacciatori di taglie e anche i bambini che torturano lo scorpione con le formiche rosse quasi a presagire il massacro che si svolgerà dopo qualche fotogramma? Chi si sarebbe aspettato un western senza buoni e con solo cattivi? E se l’inizio è un pugno in faccia rispetto al finale è una giostra di paese. 

Il montaggio è rivoluzionario quasi al pari di quello di Sergej Ejsenstjn , le sue macchine da ripresa giravano a velocità diverse per poi essere rimontate in modo tale da dare quel crudo effetto straniante , per catturare la cruda violenza dei proiettili deflagranti che impattano veloci ed escono a rallenty da colpi sconquassati .

Il tanto osannato “Arancia meccanica” di Kubrick confrontato a “Il mucchio selvaggio” sembra un cartone animato di Hannah & Barbera. Malcom Mc Dowel sembra Heidei se paragonato a Warren Oates.

Kubrick fa una accattivante riduzione cinematografica del bellissimo romanzo di Anthony Burgess ( come sempre farà del resto), Peckinpah usa il genere western e lo travalica per fare i conti con se stesso e con la storia americana e se vogliamo umana. Non riduce opere di altri per farle proprie, è un autore a tutto campo e non fa sconti ne compiace nessuno , tantomeno se stesso.

Dopo l’uscita de “Il mucchio selvaggio” il cinema, la critica cinematografica , l’ambiente intellettuale si spacca in due parti contrapposte e incociliabili.

Peckinpah viene accusato di essere un perverso esteta della violenza , di lesa maestà verso la mitopoiesi del genere western su cui il mito americano ha le fondamenta  . Non manca l’immancabile accusa di fascismo e misoginia.

In realtà il regista fa anche film , comici come “La ballata di Cable Hogue” o drammatici e maliconici come “L’ultimo buscadero”che alterna a film “violenti” e d’azione pura molto divertenti.

Tutte queste accuse sono infondate e capziose e danneggeranno Peckinpah. 

La violenza dei suoi film “violenti”non era estetica ma rifletteva quegli anni fatti di escalation di conflitto in Viet Nam , delle rivolte dei ghetti , della segregazione razziale che il telegiornale dell’ora di pranzo cercava di celare ed edulcorare . Sam era tutt’altro che fascista ed era molto vicino e sosteneva i movimenti liberal, era dalla parte dei diritti dei neri e gli eroi non-eroi dei suoi film sono gli ultimi, i diseredati  quelli che “legano i cavalli”. Nei suoi film la violenza è sopraffazione e ribellione , è distruttiva e drammatica.

D’altronde era un entusiasta lettore di John Reed e John Steinbeck.

Il western per lui una chiave di lettura ed un metodo di narrazione a cui lui ha tolto i la patinatura Hollywoodiana per restituir la polvere della realtà.  Circa la misoginia forse l’accusa gli è valsa perchè le donne non sono mai protagoniste ma questo perchè il mondo di Peckinpah è maschile e non ha quote rosa.

Nella realtà era un affettuoso marito è un figlio devoto con la madre , un buon padre con le figlie e stimato dalle donne in generale per le sue idee liberali in favore dell’emancipazione femminile.

 

Bloody Sam è difficile da digerire perchè non ammicca ne smorza con senso dell’umorismo come fa Sergio Leone e come farà Tarantino. Forse è per questo che il mondo del cinema si spacca.

Tra gli estimatori e discepoli di Peckinpah a cui si ispirarono per il modo di girare le scene  ci sono registi del calibro diFrancis Ford Coppola, Michael Cimino, Walter Hill, Alex Cox, John Milius, Scorsese e anche registi come il su citato Quentin Tarantino, Kathryn Bigelow e John Woo..insomma un paio di generazioni dei migliori registi che il cinema abbia avuto nella sua storia.

Oltre “Il mucchio selvaggio ” Sam girerà altri capolavori come “Cane di paglia” noto ai più per la partecipazione come protagonista di Dustin Hoffman e altri capolavori oggi misconosciuti del calibro di “Voglio la testa di Garcia” , “La croce di ferro” e “Osterman week end” . 

Gli attori dei suoi film a parte i già citati sono Attori del calibro di Steve McQueen, Charlton Eston, James Coburn e l’immancabile è necessario per i suoi film Warren Oates.

Dall’inizio della sua carriera fino alla fine Sam Peckinpah fu in guerra con i produttori che gli tagliarono i film di mezz’ore.

Prima di morire aveva in progetto di girare un film intitolato “Ghost rider in the sky” con soggetto di Stephen King ( che proprio non è mai stato un ammiratore di Stanley Kubrick) e colonna sonora dei Ramones. 

Morì stroncato da un ictus il 28 dicembre 1984 causato probabilmente dagli eccessi con l’alcol e la cocaina .

Volle che le sue ceneri fossero disperse a Malibù dove era solito surfare nei momenti felici con Miki Dora.

Ricordatevi di Sam.