Fassina e il sogno di una sinistra sovranista e socialista

Il Pd non è un partito di sinistra, ma è "prigioniero dei tabù dell’europeismo liberista", occorre oggi più che mai costruire una sinistra che sia realmente socialista, che difenda il lavoro e la sovranità nazionale così come previsto nella costituzione, che ripensi il ruolo dello Stato nell'economia e che sia fortemente critica nei confronti dell'Unione Europea liberista.

Il Pd non è un partito di sinistra, ma è “prigioniero dei tabù dell’europeismo liberista”, occorre oggi più che mai costruire una sinistra che sia realmente socialista, che difenda il lavoro e la sovranità nazionale così come previsto nella costituzione, che ripensi il ruolo dello Stato nell’economia e che sia fortemente critica nei confronti dell’Unione Europea liberista. Questa la tesi di Stefano Fassina che con la scuola di formazione del 6-7-8 settembre, organizzata da Patria e Costituzione e da Senso Comune, si propone di formare una nuova classe dirigente, che si ispiri ai valori del socialismo. L’obiettivo dichiarato è proprio quello di costruire un nuovo soggetto politico di ispirazione keynesiana, che sia capace di dare risposte che il sovranismo populista, rivelatosi anch’esso liberista, non è riuscito a dare. Passi indietro dalle privatizzazioni con nazionalizzazioni, rimozione dei vincoli di bilancio europei e ripresa delle politiche fiscali espansive sono i punti chiave della politica economica del nuovo soggetto. È certamente uno dei progetti più interessanti del panorama politico italiano. La speranza è che non diventi l’ennesimo soggetto presente nella costellazione dei gruppi politici socialisti e sovranisti, ma Fassina appare fiducioso “non sarà la sinistra dell’1%”. Sarà proprio Fassina, reduce dall’esperienza nel PD, partito completamente agli antipodi rispetto alle sue attuali idee, a riuscire nell’impresa di realizzare anche in Italia una sinistra socialista e sovranista?