Cura Italia: solo chiacchiere e distintivo?

Conte ha messo in chiaro che di soldi, quelli veri, quelli a fondo perduto, non ce ne sono; al contrario ovviamente di ciò che sta succedendo in paesi come Usa, Giappone, GB e vari nostri alleati europei che si stanno impegnando con mezzi finanziari adeguati a proteggere le rispettive economie, cosa che rende ancora più chiaro che il modello Italia, tanto vantato, in realtà non viene seguito da nessuno.

Ieri l’artefice del Cura Italia, cioè il Presidente del Consiglio dei Ministri si è presentato, come da rituale, agli italiani per fare il suo solito discorsetto auto-elogiativo sulla gestione dell’emergenza Covid 19. Dopo averci ragguagliato su come i nostri partner europei facciano il tifo per noi (da poco tempo e solo a parole) e su quanti complimenti abbia ricevuto per il suo “Cura Italia” è passato a parlarci delle prodigiose misure economiche messe in campo. Conte ha messo in chiaro che di soldi, quelli veri, quelli a fondo perduto, non ce ne sono; al contrario ovviamente di ciò che sta succedendo in paesi come Usa, Giappone, GB e vari nostri alleati europei che si stanno impegnando con mezzi finanziari adeguati a proteggere le rispettive economie, cosa che rende ancora più chiaro che il modello Italia, tanto vantato, in realtà non viene seguito da nessuno. Insomma a fronte della reclusione della cittadinanza agli arresti domiciliari e della chiusura coatta di buona parte delle attività commerciali e professionali ciò che il governo italiano si può permettere di fare è di concedere garanzie su dei prestiti che saranno elargiti dalle banche. Quindi prestiti che subiscono l’intermediazione bancaria e in parte rimessi alla buona volontà degli istituti di credito. Misura ben diversa dai vari elicopter money e provvedimenti simili presi negli stati più seri.

Una cosa pare poco chiara agli ottimisti dell’andràtuttobene: che questa guerra contro l’entità virale avrà sulla nostra economia gli stessi effetti numerici che, sulla nostra economia, ha avuto la seconda guerra mondiale. Se questo dato tanto terrorizzante è stato ripetuto allo sfinimento in ogni dove, sembra che in pochi ci stiano ragionando effettivamente su. L’Italia perse il 40% del PIL durante la seconda guerra mondiale, mentre a causa del Covid 19 siamo (per ora ed ottimisticamente) su cifre che viaggiano intorno al 20%. Ebbene vale la pena notare che la guerra mondiale durò 5 anni, quindi il tracollo economico venne spalmato su quel periodo storico, qui invece lo shock avverrà nel giro di pochi mesi, bello concentrato e duro come un pugno in faccia! Quindi ciò di cui veramente avremmo bisogno è di una classe politica attrezzata e coraggiosa, proprio ciò che è mancato regolarmente negli ultimi 30 anni. Ma non bisogna disperare. Una certezza infatti l’abbiamo: i parlamentari sono concordi nel considerare le regole finanziarie europee come del tutto inutili anzi pericolosissime per la tenuta dell’economia nazionale. Questo vale per i deputati (e ancor di più per i senatori) di quasi tutti i partiti dell’arco costituzionale: una buona parte di quelli di LeU, una parte relativamente minoritaria del PD, la stragrande maggioranza del M5S e dei leghisti, molti di Forza Italia e la totalità di Fratelli d’Italia. Ovviamente fanno eccezione quelli del partitino personale di Renzi di prossima estinzione e i +Europa, delle cui convinzioni non ci occupiamo in quanto stiamo parlando di politica e non di religione.

Allora cosa aspettarci? In una situazione come quella data, l’attuale governo ha uno spazio di manovra non indifferente, avrebbe le spalle coperte in Parlamento da una maggioranza trasversale che va da LeU a Fd’I, quindi? La soluzione ce l’abbiamo: non si tratterebbe di barare sui conti come fanno i tedeschi che continuano a fingere virtù di bilancio frutto di falsificazioni, ma di produrre una moneta propria e complementare, prevista dai trattati e che potrebbe tornare utile proprio in frangenti estremi come quelli in cui ci troviamo oggi. Di monete complementari nella zona Euro ce ne sono una quantità enorme, oltre 20 sia in Germania che in Francia, 19 in Belgio e 14 in Spagna e svariate anche in Italia come il famoso Sardex, il più sperimentato e poi i vari Linx (Lombardia), il Tibex (Roma), il Felix (Napoli), il Venetex, Lieberex (Emilia) o il Piemex (Piemonte). Ovviamente si tratta di circuiti regionali o metropolitani che si basano su una ridotta capacità di circolazione che però stanno svolgendo un ruolo nell’aiutare le economie locali. Ecco visto che siamo in guerra, almeno così a parole dicono tutti, sarebbe proprio una buona idea quella di evitare indebitamenti in moneta straniera, come appunto l’Euro (che ci costringerebbe a sottostare ai ricatti della finanza transnazionale) e creare delle risorse finanziarie fatte in casa. Quantomeno per evitare che ci chiedano, come garanzie per gli eventuali nuovi debiti, i risparmi degli italiani, che al contrario delle cicale europee che hanno le pezze al culo, fanno economia per il futuro, proprio come auspicato dal dettato costituzionale che il risparmio lo protegge(va).