Leggete Mazzini: Leggerete il Presente

IL CORPO A GENOVA. IL NOME AI SECOLI. L’ANIMA ALL’UMANITÀ

Questo l’epitaffio, posto sul cancello dell’ultima dimora terrena di Mazzini, nel cimitero di Staglieno, a Genova. Ma se la sua esistenza terrena è terminata da quasi 150 anni, i suoi scritti sono più attuali che mai. “Leggete Mazzini. Leggerete il presente.” Sarebbe la classica frase ad effetto, il titolo per attrarre l’occhio e l’attenzione del lettore, se solo non fosse l’amara realtà.

epitaffio Mazzini

Marzo 1872.  Mazzini è morto. Morto dopo neanche un mese dall’essere rientrato in Italia, morto sotto mentite spoglie nella terra per cui s’è tanto speso in vita nell’unificare politicamente. Morto senza gloria, quella che a posteriori gli riconosceranno “risorgendolo” a Padre della Patria.

Pluricondannato a morte: dal Tribunale di Genova (allora Regno Sabaudo) per i moti del 1857 e dal Tribunale di Parigi, per non meglio specificata complicità nell’attentato a Napoleone III del 1858, avvenuto per mano del rivoluzionario italiano Felice Orsini. Le condanne, gli costeranno oltre che l’esilio, la negata elezione, per ben due volte, al Parlamento Italiano, in quanto pregiudicato. Pregiudicato dalla stessa casata, i Savoia, che dopo l’Unificazione regnerà sull’Italia.

Ma alla terza rielezione nel novembre 1866, l’allora Parlamento, basato sullo Statuto Albertino, approvò, nonostante le condanne,  l’elezione di Mazzini alla Camera, in attesa di una successiva amnistia regia. Mazzini però, senz’aspettare alcun benestare del Re, garbatamente porse un secco diniego all’accettazione della carica di parlamentare del Regno. Non avrebbe mai giurato sullo Statuto Albertino e sulla fedeltà ai Savoia, lui, da sempre, repubblicano.

L’integrità di quegl’uomini, mossi da alti ideali, non può non mancarci. Tantissimo. Veder oggi, ad ogni nuovo governo giurare sulla Costituzione, come un fumatore incallito giura che ogni sera sarà l’ultima sigaretta, l’ultimo pacchetto, lascia l’amaro in bocca, se confrontato con la statura degl’uomini che l’Italia han resa unita. Dedicando l’intera loro vita alla causa.

Tra gli scritti che Mazzini c’ha lasciato, c’è un piccolo pamphlet intitolato “Repubblica” in cui potrete leggere i problemi dell’allora, come dell’odierna società liberale, che al suo tempo era, com’oggi, egemone.

francobollo Mazzini

Società liberale, la cui unica libertà concessa è quella di morire di fame. Società liberale e libertà, per chi ancora non l’avesse colto, non han nulla in comune se non nella radice della parola. Un’antitesi, nascosta in un inganno linguistico.

Leggete Mazzini. Leggerete il presente. Leggerete come già allora quel piccolo grande genovese, italiano, repubblicano, avesse capito qual’erano i reali problemi che impedivano il pieno sviluppo di una giusta società e con essa della persona umana.

Tratto direttamente dagli scritti di Mazzini:

“Noi siamo credenti, ma senza tempio. Per terrore d’un autorità falsa, usurpata, i più tra gli uomini della democrazia rifuggono dall’associazione ordinata e si cacciano, traviando, per torti sentieri e viottoli. L’aspirazione individuale regna tuttavia quasi esclusivamente sovrana. La libertà che non è se non un mezzo, è tenuta da troppi ancora siccome un fine.

“[…]Come i più fra gli economisti s’illudono ad assicurare la prosperità delle nazioni insegnando modi d’aumentare la produzione senza por mente a regolarne equamente il riparto. Il problema  della democrazia è problema religioso d’educazione.[…] Può il Principio dell’io, del diritto individuale, posto alla base dell’educazione morale e politica, guidar l’uomo a quel fine, associar gli uomini per le conquiste da farsi? Un severo esame c’insegna che la dottrina dei diritti individuali non è nella sua essenza che una grande e sacra protesta in favore della libertà umana contro ogni tirannide che la conculchi. Il suo valore è meramente negativo. Forte a distruggere essa è impotente a fondare.”

La democrazia non è libertà per tutti, ma governo consentito liberamente da tutti, operante per tutti. Il mondo ha sete oggi, checché per altri si dica, di autorità. Le agitazioni, le insurrezioni sono dirette, non già contro l’idea, ma contro la parodia del potere […].”

“[…] Se innalzerete la sola libertà a ufficio di mezzo e di fine, essa diverrà ciò che i giureconsulti copiatori del paganesimo definiscono diritto d’uso e d’abuso. Essa travolgerà dapprima la società vostra nella anarchia, poi la ricondurrà al dispotismo.”

mazzini foto

“E guardando alle nazioni che hanno già conquistato un grado qualunque di libertà, ditemi, ah ditemi, fratelli mie nella lotta, d’onde deriva l’incessante e sempre crescente lagnanza del popolo, delle classi laboriose, dei milioni che gemono e fremono? Non è quel fremito di dolore una energica protesta contro l’impotenza di questa imperfetta dottrina che costituisce l’individuo mezzo e fine ad un tempo? Guardate, come ad esempio fra i molti alla Francia. Per oltre a sessanta anni la dottrina ebbe in Francia filosofi, moralisti, apostoli, soldati, vittorie: 1789, 1830, 1848. La libertà fu conquistata; la dottrina dei diritti individuali s’incarnò in ogni cittadino; ma con profitto di quanti? Perché le condizioni dell’operaio non mutarono? Perché le rivoluzioni non giovano che alle classi medie, ai cittadini proprietari di capitali o di terre? Le classi medie pugnarono pei diritti; e logicamente fedeli al principio in nome del quale insorgevano, conquistati una volta i loro diritti, posarono: che importava ad esse d’estenderli ad altri ? Le moltitudini rimasero escluse dai frutti della conquista. Che sono i diritti per quei che non hanno potenza d’esercitarli? Cos’è la libertà d’insegnamento per chi non ha tempo da consacrare allo studio? Cosa la libertà del commercio per chi manca di capitali e di credito? Perché la dottrina dei diritti non riescisse ironia per le moltitudini, bisognava che le classi medie pensassero a diminuire l’ore di lavoro, ad aumentare la retribuzione, a dare educazione uniforme e gratuita, a schiudere a tutti le vie del lavoro, a costituire il credito in favore del povero onesto e capace. Nol fecero. Perché lo avrebbero fatto? Perché avrebbero limitato l’esercizio dei loro diritti a beneficio degli altri? L’arena, dissero, è libera e aperta; raggiunga la meta chi può.”

Leggete Mazzini. Leggerete il presente.