Un pensiero su Hammamet di Amelio

Una riflessione di Luca Pinasco, autore di "Bentornato Craxi", sul film Hammamet di Amelio.

Apprezzabile il tentativo di Favino di calarsi nel Craxi fisico. Ne replica i toni, le espressioni, le movenze e con difficoltà riesce a interpretare il Craxi degli ultimi anni, quel Craxi che chiude il ventesimo secolo italiano guardando il Mediterraneo dalla sponda opposta rispetto a quella da cui lo governava. Quel Craxi che come un leone ormai stanco e attaccato dalle iene che cercano di spolparselo, con le ultime forze si difende chiedendosi: da vivo mi difendo io ma da morto chi mi difenderà? Potremmo rispondere a Bettino: a difenderlo da morto ci sta pensando la figlia Stefania, ci pensano bravissimi studiosi, storici, scrittori (me escluso) autori di testi sulle sue azioni e sulla sua vita, ci pensano gruppi di cittadini che volontariamente si organizzano in gruppi reali o virtuali e che costantemente evitano con grande successo di far cadere Craxi nella damnatio memoriae. Non ci ha pensato certamente Gianni Amelio a difenderlo.

Il film è scadente nei contenuti, parla dell’ultimo statista italiano ma sembra stia raccontando la storia di un vecchio malato. Tanti accenni negativi alla vita privata di Craxi, perlopiù romanzati, ma nessun accenno a quelli positivi e alla politica. Non si può separare la vita privata dalla vita politica quando si parla di un politico come Craxi, è come se parlassimo di Mozart senza parlare di musica, o di Einstein senza far cenno alla matematica. Un sottofondo costante che fa pensare allo spettatore “si però rubava”. Ne più e ne meno di quello che la vulgata considera vero dopo trent’anni di martellanti menzogne propagandate da una stampa per nulla disinteressata. Sardinescamente potremmo dire, Amelio si tiene alla larga dai contenuti, nemmeno uno. Eppure Craxi da quel punto di vista si presta benissimo visto che difficilmente si trova un politico con un tale numero di grandi azioni e grandi contenuti da raccontare. Poteva essere un colossal, invece nulla.

Non un accenno alla sua battaglia all’Onu per cancellare i debiti dei paesi poveri, al vertice d’Atene, all’operazione El Dorado Canyon, oppure ai discorsi sulla Palestina o sul finanziamento illecito. Ancora poteva raccontare della crisi di Sigonella, della sua guerra alle privatizzazioni o di quando ci portò ad essere la quinta potenza mondiale e la quarta potenza industriale. Poteva anche raccontare ciò che è accaduto dopo la tempesta di mani pulite: la distruzione della ricchezza del nostro paese. Ma nulla. Unica nota positiva è che la sala era piena di giovani, di tanti ragazzi che sono andati al cinema perché incuriositi dalla figura di Craxi, probabilmente ne saranno usciti delusi data la vacuità della trama, ma comunque erano lì.