Lanciato il progetto di costituzione di una “sinistra sovranista”

Da Gramsci, Togliatti, Berlinguer, Nenni, Lelio Basso, sino a Craxi, i partiti socialisti e comunisti del nostro paese hanno sempre rivendicato e difeso la sovranità nazionale quale fondamento della sovranità democratica. Ma oggi c'è spazio per una sinistra sovranista, keynesiana e socialista in Italia? Secondo l'associazione Patria e Costituzione la risposta è si. A breve la costituzione del nuovo soggetto politico

fassina

Pochi giorni fa è avvenuto un fatto nuovo, in qualche modo profondamente
“rivoluzionario”, nel panorama stagnante della politica italiana.
Su iniziativa di alcune Associazioni, “Patria e Costituzione”, “Luogo Comune”,
“Rinascita”, è stato presentato il manifesto politico di un nuovo costituendo soggetto
politico che travalica alcuni stereotipi consolidati, i luoghi comuni appunto, della vulgata
della presunta “sinistra” italiana, nelle sue diverse sfumature.
Si tratta di un testo sintetico che tuttavia ha il merito di rompere gli argini del pensiero
unico globalista che ha dichiarato la morte degli Stati Nazionali.
Partendo da un giudizio, netto e senza sconti, sull’operato fallimentare delle diverse forze
di sinistra almeno a partire dal 1989, data indicativa di una passaggio di fase epocale, i
promotori dell’iniziativa propongono i fondamenti di una visione radicalmente alternativa
che rompe decisamente con gli schemi di questi ultimi trent’anni.
Non più l’orizzonte di una unione economica sovranazionale, costruita ab origine con il
preciso intento di depoliticizzare l’economia e rendere la democrazia un involucro vuoto;
al centro della strategia di una forza politica che vuole tutelare l’interesse della grandissima
maggioranza della popolazione, i ceti popolari e le classi medie in stato avanzato di
proletarizzazione, deve essere collocato lo Stato Nazionale, che deve recuperare
innanzitutto la propria sovranità monetaria e la sua capacità di effettuare politiche
industriali nei settori strategici dell’economia.
La ridicola accusa di “rossobrunismo” con cui il pensiero unico, politically correct, cerca
di stigmatizzare, demonizzandole, queste posizioni, viene rimandato al mittente.
Chi ha solo una vaga infarinatura della storia patria sa bene che storicamente la sinistra
“vera”, quella che costituì una forza motrice essenziale dello sviluppo del nostro paese nei
decenni successivi il secondo dopoguerra (il famoso “trentennio glorioso”), ha sempre
combattuto l’idea di una unione politica-economica sovranazionale che avrebbe minato alle
basi il carattere democratico dei processi decisionali e subordinato le economie deboli a
quelle forti, come poi è puntualmente avvenuto.
Da Gramsci, Togliatti, Berlinguer, Nenni, Lelio Basso, sino a Craxi, i partiti socialisti e
comunisti del nostro paese hanno sempre rivendicato e difeso la sovranità nazionale quale
fondamento della sovranità democratica e quale cornice più favorevole ad un processo di
trasformazione dell’economia in senso socialista.
Uno Stato forte, quindi, titolare del potere di emissione della moneta, capace di regolare
l’economia e la finanza, sviluppare i settori strategici nell’interesse nazionale, redistribuire
il reddito per realizzare giustizia sociale, perseguire l’obiettivo della piena occupazione.
Una rottura non solo politica, ma anche culturale, sia con la vulgata della “sinistra
moderata” stile PD, organicamente subalterna ai disegni della grande finanza
internazionale, sottomessa al giudizio dei “mercati”, sia con il velleitarismo impotente, e
quindi in definitiva assai comodo (per il potere reale), della cosiddetta “sinistra radicale”,
intesa a fondare l’antagonismo al neoliberismo transnazionale sulle inconsistenti basi dei
movimenti delle moltitudini sfruttate, ma di fatto prive di reale potere contrattuale.
In entrambi i casi, ciò che accomuna queste posizioni, è l’avversità nei confronti dello
Stato nazionale, considerato sinonimo di Fascismo e Reazione, e la subalternità, soggettiva
e/o oggettiva, al dominio degli USA, che teme assai poco le manifestazioni ed i cortei più

o meno partecipati e trova invece un argine concreto nella presenza di Stati nazionali più o
meno grandi (Cina, Russia, Iran, Siria, Venezuela, ecc.) che mirano ad affermare un
equilibrio multipolare fondato sul diritto all’autodeterminazione dei popoli e sul rispetto
della legalità internazionale.
Una nuova forza politica che si propone un sovranismo non a corrente alternata, come
quello di Salvini o Fratelli d’Italia, che sono venuti meno ai proclami contro le sanzioni
alla Russia e, piegandosi ai voleri del presidente USA di turno, appoggiano
l’autoproclamazione farsa del pupazzo Guaidò in Venezuela, riscoprendo a scoppio
ritardato l’anticomunismo, dopo aver strombazzato ai quattro venti la fine della dicotomia
destra/sinistra.
Anche sul tema dell’immigrazione il nuovo soggetto politico afferma espressamente il
diritto a NON EMIGRARE quale componente della lotta contro lo sradicamento
promosso da Soros e compagnia bella per svalorizzare il lavoro e distruggere la coesione
sociale, combattendo nel contempo ogni rigurgito di tipo razzista e colonialista.
Forse da oggi nasce una forza che sarà in grado di contrastare la Destra xenofoba che
attualmente, in assenza di credibili proposte alternative, ha buon gioco nello scorazzare
nelle praterie del malcontento e della sofferenza sociale.
La prevista assemblea nazionale del prossimo nove marzo a Roma costituirà un primo
banco di prova tra la dichiarata bontà delle intenzioni e la pratica concreta delle
realizzazioni.