Bettino Craxi su Romano Prodi

Bettino Craxi ci offre un ritratto di Romani Prodi con interessanti spunti di riflessione per capire più in profondità le leve che hanno spinto i "privatizzatori" ad agire.

Nel vecchio sistema il signor Prodi era il classico sughero che galleggiava tra i gruppi pubblici e i gruppi privati con una certa preferenza per questi ultimi ed un annoiata ma non disinteressata partecipazione ai palazzi dei primi. Qualcuno ricorderà l’esemplare trattazione dell’affare SME. Un affare costruito per gli amici, noncurante del pubblico interesse, giustificato poi con ragioni a dir poco risibili. Altri ancora ricorderanno il servilismo manifestato verso i maggiori gruppi privati conterranei e non, mentre sedeva al vertice della maggiore holding industriale pubblica (l’IRI). Ha servito male l’interesse pubblico nell’industria cosi come dello Stato. Passi per chi è convinto di poter imporre l’ennesima operazione di vertice usando i gas lacrimogeni di un’informazione manipolata e capace di tutto. Passi per una frazione politica alle corde, subalterna alle lobbies finanziarie ed industriali decise a fare di tutto pur di avere mano libera in lungo e in largo. Passi per l’italiano stupido al quale con un po’ di agitazione propagandistica si può far credere Roma per toma. Ma non dovrebbe passare per gli altri, per chi conosce la storia di questi anni. Il signor Prodi in tal senso, come leader politico, non è nient’altro che il classico bidone.

craxi pensa

La discussa vicenda SME era iniziata con un accordo Prodi-De Benedetti. La vicenda aveva suscitato lo sdegno e l’opposizione del Manifesto, del PCI e dei sindacati, oltre che di Bettino Craxi, allora capo del governo. La cessione era stata fatta a trattativa privata. L’IRI vendeva il 64,36% della SME per 497 miliardi: il 51% andava alla IBP (industrie Buitoni Perugina, che De Benedetti aveva appena comprato) per 395 miliardi, il resto a Mediobanca-imi per 102 miliardi. Veniva anche ceduta, gratuitamente, la SIDALM, la società di Motta e Alemagna. Con la Sme, De Benedetti comprava gli autogrill e i supermercati GS, ITALGEL (Surgela, Gelateria del Corso), Pavesi, Pai, Cirio, Bertolli, De Rica, Burgh, Ciao. L’accordo fu sottoscritto il 29 aprile 1985. L’operazione fu giustificata con il fatto che la SME aveva bisogno di capitali a cui l’IRI non poteva far fronte e che De Benedetti avrebbe dato vita a un grande gruppo alimentare nazionale, fondendo la SME con la Buitoni Perugina. Il prezzo era del tutto incongruo per un gruppo che fatturava circa 4500 miliardi, che lavorava in utile di 50 miliardi netti. Nella SME erano stati fatti investimenti per 435 miliardi più 160 miliardi per la SIDALM. Un piccolo quotidiano di area socialista, <<Reporter>> denuncia i particolari dell’accordo. Appaiono tutti di favore. Il pagamento è in quattro tranches: 150 miliardi a fine giugno, il resto l’anno successivo, 75 miliardi il 31 marzo 1986, 75 miliardi il 30 giugno e 197 miliardi a fine dicembre. De Benedetti acquisisce il gruppo con un esborso minimo. Non ci sono sovrapprezzi e non ci sono interessi. A questo veniva aggiunto il beneficio degli utili del 1985 e di quelli previsti per il 1986, 140-160 miliardi. Inoltre è De Benedetti che vende il 13% a Mediobanca e Imi, due banche allora pubbliche, incassando subito 102 miliardi. Infine risulta che la SIDALM (Motta e Alemagna) non è ceduta gratis, ma accompagnata da un aumento di capitale IRI di 30 miliardi, che De Benedetti rimborserà in tre anni, al tasso del 5%, contro il 14-15% di quello di mercato. Prodi allora scrisse a <<Reporter>> per dire che era tutto assolutamente regolare. Craxi Presidente del Consiglio blocca però l’accordo sottolineando la non congruità del prezzo in sede di Consiglio dei Ministri. Vengono avanzate altre offerte molto più sostanziose. De Benedetti imbocca la via giudiziaria: chiede in tribunale il rispetto dell’ accordo ma gli viene dato torto. Il 10 ottobre 1985 poi l’IRI indice l’asta per la SME. L’asta durerà a lungo. La SME sarà privatizzata in tre tranches, tra fine 1994 e metà 1995, con un esborso, da parte degli acquirenti Benetton-Del Vecchio–Movenpick di 1700 miliardi per il 62% di proprietà IRI. A parte erano state già cedute nel 1993 le partecipazioni in ITALGEL, pagata da Nestlé 437 miliardi, e in Cirio- Bertolli- De Rica per 310 miliardi. In ITALGEL erano confluiti i Gelati Motta e Alemagna e i panettoni Nuova Forneria. In totale l’IRI ha ricavato quasi 2500 miliardi. Forse l’intervento del Presidente del Consiglio Bettino Craxi a proposito della “congruità” del prezzo aveva qualche fondamento. Una vicenda nella quale l’interesse pubblico è stato salvaguardato con intervento tempestivo che ancora oggi si ha la faccia tosta di considerare un’“interferenza politica” mentre fu un atto assolutamente corretto e doveroso.

Nel 1988 Nomisma (società di studi ricerche e consulenza economica di Prodi) è in cattive acque. La salva il gruppo Ferruzzi-Gardini, diventando azionista dell’istituto di ricerche di Prodi. Anche la rivista di Nomisma <<Materie prime>> sta per chiudere. Il gruppo Ferruzzi la salva acquistandola. Essere intimi di Prodi comporta facilmente avere rapporti con De Mita. Con chi concorda Gardini lo sgravio fiscale di 1000 miliardi per Enimont? Gardini rompe con la famiglia Ferruzzi e nasce l’astro di Carlo Sama. Rispunta Prodi. Sama presenta un progetto di rilancio della città di Ravenna. Il progetto non è suo, lo ha comprato da Nomisma, cioè da Prodi. Quando il gruppo Ferruzzi Montedison è sull’orlo del collasso, Sama cerca un piano di salvataggio. Si rivolge alla Goldman Sachs, cioè a Romano Prodi che ne è diventato consulente dopo l’uscita dall’Iri. Nel maggio 1993 Ciampi richiama Prodi all’Iri. Sui giornali si cominciò subito a parlare di un progetto Prodi per la fusione Ferruzzi-SME. Prodi è sempre un buon amico, presenta Sama a Maccanico, ex presidente di Mediobanca ed allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Infine la cessione della Cirio-Bertolli-De Rica da parte di Prodi (IRI) a Sergio Cragnotti, uomo Ferruzzi, finanziere con i capitali dei Ferruzzi. Ovviamente nessuna inchiesta giudiziaria sui rapporti Gardini-Prodi e quindi Sama-Prodi. Nemmeno l’escussione di Prodi come persona informata dei fatti. Prodi il fornitore di progetti, di piani di sviluppo o di salvataggio, ottimo amico di Gardini dice di non sapere nulla sul disastro Ferruzzi Enimont.

 

Brani tratti da “Io parlo e continuerò a parlare”, Mondadori.