Chi è realmente Viktor Orbán?

Il leader ungherese conquista oggi il terzo mandato al grido: "Difenderò l'Ungheria". Ma chi è realmente Viktor Orbán? Nella nostra pubblica opinione viene definito alla stregua di un dittatore, il nemico numero uno di George Soros, tanto caro al nostro establishment, o ancora uno che da problemi all'UE facendo muri e tenendosi più denari di quelli che da. Ma perché agli ungheresi piace tanto? quali politiche economiche applica?

Noi non crediamo nell’Unione Europea, crediamo nell’Ungheria, e consideriamo l’UE dal punto di vista secondo cui, se facciamo bene il nostro lavoro, allora quel qualcosa in cui crediamo, che si chiama Ungheria, avrà il suo tornaconto”. Nelle parole del premier ungherese Viktor Orbán si può cogliere l’essenza di una diversa visione dell’Europa, immaginata come un insieme di stati autonomi e indipendenti che traggono beneficio dalla loro reciproca collaborazione.

Dopo aver sperimentato tra il 2002 e il 2010, durante il governo dei liberali, gli effetti delle fallimentari politiche europeiste di austerità e privatizzazione, come il dilagare della disoccupazione, emigrazione di massa, enorme perdita di potere d’acquisto, tagli a pensioni e tredicesima e tracollo del PIL, nel 2010 il popolo magiaro vota in maggioranza assoluta il partito conservatore Fidesz guidato da un Viktor Orbán completamente nuovo rispetto al precedente mandato 1998-2002, il quale, abbandonate le posizioni filo-occidentali e liberiste, strizza l’occhio a Putin e si riscopre un fervente sostenitore dell’intervento statale nell’economia. Il nuovo governo cerca in ogni modo di spezzare le catene, imposte dall’Europa della finanza internazionale e accettate dai precedenti governi, tentando di riportare sotto il controllo dello stato tutti i settori strategici dell’economia. La nomina del keynesiano ministro dell’economia Gyorgy Matolcsy a governatore della banca nazionale ungherese provoca al governo innumerevoli critiche da parte della banca mondiale, del fondo monetario internazionale e della commissione europea la quale lo definisce ” un rischio per i mercati”, critica alla quale Orbán risponde “se è un rischio per i mercati allora per noi è il rischio minore”. Oltretutto fa si che la maggioranza del consiglio monetario della banca centrale sia nominata dal governo, in modo da poter effettuare politiche monetarie espansive, di sostegno alla spesa pubblica, mirate a convertire in fiorini ungheresi i prestiti contratti in valuta straniera e a finanziare a tasso 0 istituti di credito impegnati ad erogare finanziamenti a piccole e medie imprese ad un interesse inferiore al 2%.

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Nel campo della finanza pubblica rinazionalizza i fondi pensionistici privati per 10 miliardi di euro, butta fuori il FMI saldando il debito di 2.2 miliardi di euro, tassa i profitti delle multinazionali energetiche, telefoniche, della distribuzione alimentare e i principali istituti bancari, multandone 35 straniere per aver fatto ricadere sui correntisti l’onere della maggiore tassazione e dedicando il gettito di tali imposte alla riduzione delle bollette elettriche per privati ed enti pubblici. Nei settori industriali strategici, il governo ha istituito la commissione di controllo televisivo finalizzata a limitare le ingerenze straniere nella propaganda mediatica, ha annunciato che saranno rinazionalizzate le reti di distribuzione elettrica, idrica e verranno costituite la compagnia pubblica per l’energia pulita e l’ente nazionale per il trattamento rifiuti. Per aumentare l’indipendenza energetica della nazione, in totale contrasto con le direttive europee, Viktor Orbán stipula accordi commerciali con Putin. Ottiene un prestito di 11 miliardi di euro da Mosca, secondo il ministro Lazar ad un tasso molto più conveniente di quello offerto dai mercati, per dedicarlo alla costruzione e al rinnovamento delle pur discutibili centrali nucleari che, oltre a fornire commissioni per 3 miliardi ad imprese ungheresi ed entrate fiscali per 1 miliardo di euro, copriranno il 50% del fabbisogno energetico della nazione.

Anche le riforme in campo giudiziario sono state indirizzate a diminuire l’influenza dei potentati internazionali nel CSM ungherese. Ma il carattere nazionale della visione orbanista si esprime al meglio nella nuova costituzione, totalmente basata sulla preservazione della cultura magiara, contro l’americanizzazione e la globalizzazione dei valori. Entrata in vigore il primo gennaio 2012, sancisce l’ufficialità della religione cattolica, il ruolo centrale della famiglia, e la fondamentale importanza della tradizione e dell’etica nella vita quotidiana. Con l’adozione di queste politiche Orbán si è posto al centro del mirino della comunità internazionale occidentale, demonizzato mediaticamente, definito dittatore, autoritario, fascista, e antisemita, risponde venendo rieletto democraticamente per la terza volta con il 49,5% del voti, incrementando il 44,57% dei consensi avuti nel 2014. Il leader ungherese può vantarsi di aver portato in Europa qualcosa di davvero molto raro: la ripresa dell’economia, il drastico calo della disoccupazione e una crescita del PIL forte e costante. Viktor Orbán ha mostrato al mondo intero che gli stati nazionali contano ancora e sono molto più efficaci nel risolvere le crisi rispetto al divino liberismo di mercato.