L’esercito siriano riconquista Daraa e la frontiera con la Giordania

Mentre da noi passano solo fake news sull'argomento, l'esercito Arabo Siriano con l'aiuto della polizia militare russa è finalmente entrato a Daraa ed ha assunto il controllo della frontiera con la Giordania.

La Siria si riprende Daraa. Le truppe dell’Esercito Arabo Siriano, coadiuvate da reparti della polizia militare russa, hanno riconquistato, nel corso di questa settimana, il controllo della frontiera con la Giordania nella zona sud-occidentale del paese, ad un tiro di schioppo (è proprio il caso) dalla frontiera con Israele, le famose alture del Golan, ma ne riparleremo. La zona è quella intorno a Daraa cioè la città da cui è partita la rivolta contro Bashar al-Assad. Da lunedì le truppe dell’esercito siriano hanno ripreso il controllo di una piccola sacca a sud della città al confine con la Giordania, per poi liberare il sud della città vera e propria. Inoltre hanno inviato truppe nelle paesi di frontiera di Zaizoun e Tal Shihab a nord ovest di Daraa, riuscendo quindi a controllare quasi tutta la frontiera della zona. La gran parte delle conquiste territoriali sono state effettuate con il metodo di contrattazione russa: infatti nella gran parte dei casi i ribelli o i terroristi hanno accettato le regole proposte dai russi per la “riconciliazione” ed hanno abbandonato le proprie posizioni, anche perché l’alternativa sarebbe stata la guerra dura e pura. A confermarlo è stata l’agenzia di stato siriana SANA: i terroristi ed i ribelli hanno usufruito di una trattativa che impone la consegna di tutte le armi tranne quelle leggere e concede ai combattenti la regolarizzazione della propria posizione con possibilità di rimanere in città se si vuole collaborare col regime o di essere evacuati e anche trasportati in un’altra zona controllata da ribelli in caso ci si voglia continuare ad opporre. Il piano prevede che dopo la liberazione della parte est della provincia di Daraa e poi dell’area metropolitana si passi alla zona occidentale dove sono presenti sia forze ribelli che milizie dell’ISIS: questa fase sarà delicatissima dato che il territorio di cui si tratta è quello che confina con le alture del Golan e cioè la zona demilitarizzata dal 1974 che fa da cuscinetto lungo tutto il confine israelo-siriano. In Israele già si sono innervositi parecchio, ed hanno detto che non accetteranno attività militari nella zona, però i terroristi stanno lì e lì l’esercito di BAshar al-Assad li andrà a pescare, sempre se non dovessero accettare la riconciliazione.

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Situazione attuale della Siria sud-occidentale

Così le truppe di Assad hanno ripreso il controllo di tutta la zona intorno a Daraa ed hanno circondato le sacche di resistenza che ancora sono presenti in città; ma secondo gli analisti militari se i terroristi non si ritireranno presto allora se la vedranno proprio brutta. Insomma il governo di Damasco si sta riprendendo la città simbolo della ribellione, in cui i manifestanti pacifici da un giorno all’altro si sono ritrovati armati di tutto punto pronti a sconfiggere i reparti dell’esercito regolare siriano, cosa che la stampa mainstream non è mai riuscita a spiegare. Frattanto con le consegne di armi da parte dei ribelli all’esercito siriano avviene la consegna addirittura di carri armati e molto armamentario pesante del quale tanto è di fabbricazione USA, tutte cose che i ribelli non avrebbero mai potuto comprare al supermercato, ma che molto facilmente come oramai sappiamo è stata fornita dagli stati limitrofi che hanno partecipato in modo massiccio a questa guerra contro la Siria. Le zone in mano ai terroristi si trovano tutte ai confini della Siria dove possono essere rifornite dagli stati confinanti come l’Iraq, la Giordania e la Turchia, che hanno fornito uomini, informazioni, mezzi e armi a ribelli e terroristi.

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Armi pesanti di fabbricazione occidentale consegnate dai ribelli all’esercito siriano

Il governo di Damasco vuole chiudere i conti a sud ovest per poi potersi concentrare sulle ultime sacche di resistenza ad est, ovviamente ai confini con Giordania ed Iraq. In quella zona a combattere i terroristi, che stanno sempre in forma smagliante, ci pensano nientemeno che gli Stati Uniti, che non fanno altro che centrare villaggi e massacrare civili: cosa successa stanotte (oltre al massacro del 13 giugno) poco dopo la mezzanotte, quando un raid americano ha ucciso 30 persone nel villaggio di al-Boukamal vicino a Deir-Ezzor, pare che i locali abbiano detto ad ufficiali del governo di Damasco che il motivo del bombardamento degli americani sia dovuto al fatto che la popolazione locale avesse rifiutato di accettare in città le truppe del gruppo Qasad appoggiato dagli USA. Questo riporta l’agenzia SANA. Lo stesso si era verificato il 13 giugno nel villaggio di Hasaka (4 morti allora), il tutto dopo che agli inizi di giugno il colonnello Thomas Veale aveva ammesso che il Pentagono avesse causato la morte di civili nei suoi bombardamenti precedenti, cosa per la quale è accusato di crimini di guerra da Amnesty International.