Siamo sicuri che il primo articolo della Costituzione sia intoccabile?

"Affermando che il vero valore non è il Tempo ma il lavoro, si legittima, come diceva Nietzsche, la schiavitù salariata". Come e perché, a partire da quest'assunto, la nostra Costituzione va cambiata.

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

La Repubblica italiana fu fondata sul lavoro, fu deciso che il lavoro dovesse essere il perno centrale su cui costruirne la società, il lavoro come stella posta al centro del sistema Italia. I padri costituenti lo incisero nero su bianco questo, per loro assioma, nel primo comma del primo articolo della Costituzione: ma se si fossero sbagliati?

Nel settantesimo compleanno della Costituzione, ricorrenza semi-ignorata dai più, in un momento in cui la disoccupazione sta toccando i massimi livelli da quarant’anni a questa parte, vogliamo provare a capire se il Lavoro può ancora essere il cuore pulsante della società italiana o se, invece, non sia arrivato il momento di mettere mano anche alla Carta fondamentale della Repubblica, cambiandola, a partire dal primo articolo. Il lavoro nobilita o, come scriveva Alfred R. Orange nel suo saggio del 2008, debilita l’uomo? La risposta è, come sempre: dipende.

Costituzione. Articolo 1. L'italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Dipende, in prima battuta, se il lavoro possiamo scegliercelo, scegliercelo in base alle nostre capacità, alle nostre abilità, in base al nostro percorso di studi o alle nostre aspirazioni ma, scegliercelo! Quanti di noi sono i fortunati che hanno avuto la possibilità di decidere che lavoro fare? Probabilmente pochi, se non pochissimi e non raccontiamoci la solita storiella del “se uno è bravo emerge comunque“, perché non è così. La realtà dei fatti, nella quasi totalità dei casi, è che: “se sei bravo, hai fortuna, ti trovi nel periodo storico giusto, nel posto giusto e hai tanti amici che ti vogliono bene, allora, forse, emergi“, altrimenti rimani nel dimenticatoio della Storia, a svolgere lavori per cui non provi alcuna passione, ma che ti permettono di mantenerti e pagare le rate del mutuo.

Insomma, una probabilità su un milione. Quindi perché il lavoro è stato scelto come fondamento della Repubblica? L’Italia è da sempre la patria del compromesso, che non ha per forza un’accezione negativa, e compromesso fu anche in questo caso. Il lavoro come valore fondante dell’Italia piaceva: ai liberali filocapitalisti, in quanto è il presupposto del profitto (il loro), ai democristiani, per il suo carattere espiatorio (“mangerai il pane col sudore del tuo volto” Genesi 3, 19), ai socialisti e ai comunisti, che lo vedevano come una possibilità di riscatto ed emancipazione del proletariato dalla classe dominante (per far tornare a lavorare il proletariato il doppio, ma da “uomo libero”), ed infine piaceva anche ai fascisti. La formulazione finale del primo articolo si deve infatti ad Amintore Fanfani, democristiano, ex fascista corporativista, che la riprese dal manifesto di Verona del 1943, il quale recitava: “Base della Repubblica sociale e suo oggetto primario è il lavoro, manuale, tecnico, intellettuale, in ogni sua manifestazione”.

Il lavoro, dunque, agli albori della nascente Repubblica italiana, riuscì a mettere d’accordo tutti, ma è davvero, anche alla luce della società odierna in cui viene spesso disprezzato, precarizzato, svuotato di ogni componente nobile, il fulcro attorno a cui far girare tutta la società italiana?

Affermando che il vero valore non è il Tempo ma il lavoro, si legittima, come diceva Nietzsche, la schiavitù salariata” è una frase scritta da Massimo Fini nella prefazione al libro “Contro la Costituzione” di Alessio Mannino. Sì, perché il lavoro è indissolubilmente legato al tempo, come le due metà della stessa mela, come due gemelli siamesi che condividono parte dello stesso corpo. La domanda a questo punto sorge spontanea: è più importante il Lavoro o il Tempo? Probabilmente nessuno dei due, in quanto il tempo è di per sé un contenitore vuoto, una tela bianca, una dimensione da riempire; il lavoro è un concetto talmente ampio da non avere una definizione univoca, perciò potremmo considerare lavoro anche ciò con cui ci piace occupare il tempo, come ad esempio stare con i nostri figli, forse il lavoro più impegnativo e non retribuito (almeno in denaro) della storia. Il tempo umano è limitato, il lavoro è illimitato, la soluzione del problema risiede probabilmente nell’avere possibilità di scelta e in un cambiamento del paradigma che regola la nostra società, basata sulla contrapposizione tra lavoro e tempo libero: serve una nuova cultura del tempo e una nuova concezione di lavoro perché “Bisogna sì poter svolgere un’attività e combattere, ma molto più bisogna starsene in pace e in ozio. Allo stesso modo, bisogna sì poter fare le cose necessarie e utili, ma molto più quelle belle” -Aristotele-.

Se potessimo a questo punto riscrivere, seduta stante, il primo comma del primo articolo della Costituzione, in accordo con quanto affermato da Aristotele e a fondamento di un nuovo umanesimo che possa porre le basi della società italiana odierna, questa potrebbe esserne la formulazione:

 L’Italia è una Repubblica democratica il cui scopo è l’autorealizzazione dell’individuo e il benessere sociale.