Antonello non si tocca!

Dobbiamo restaurare e preservare le opere del passato. Dovrebbero esserci fondi a pioggia dalle regioni e dal governo per la conservazione delle opere d'arte. Quanto detto sembrerebbe ovvio, ma invece non è così. Piuttosto che restaurare ci apprestiamo a rovinare, piuttosto che conservare noi traslochiamo, incuranti delle condizioni dell'opera. Questo è il destino che taluni vorrebbero riservare all'Annunciazione di Antonello da Messina conservata con tutte le cure del caso nel Palazzo Bellomo a Siracusa.

annunciazione antonello

L’Annunciazione di Antonello da Messina è un dipinto del 1474 traumaticamente trasferito dalla tavola alla tela a causa dell’assoluta inconsistenza strutturale del supporto ligneo. Corroso dall’umidità, sottoposto a continui interventi di manutenzione e restauro a cura dell’ICR, versa in precarie condizioni a causa dei danni subiti nel tempo. Trasferito da Palazzolo Acreide a Siracusa agli inizi del Novecento , ha trovato la sua sede definitiva nei locali espositivi della Galleria Regionale di Palazzo Bellomo dove, per difenderlo dalle variazioni igrometriche, è stato prudenzialmente inserito in una teca di vetro. Più volte richiesto per mostre e fiere, più volte esposto persino per assemblee di carattere politico, a seguito delle continue proteste, capeggiate ahimè dallo scrivente, la Regione Siciliana ha emanato qualche anno fa un decreto di inamovibilità che oltre al capolavoro di Antonello comprende anche altre opere di pregio custodite nelle collezioni pubbliche dell’Isola. Gli attuali amministratori, superando le indicazioni del decreto, dichiarando l’opera in perfetta salute, ne chiedono adesso il trasferimento a Palermo. Ma si parla anche di una successiva tappa a Milano. Nel clima dei prodigi e dei miracoli delle abbondanti piogge di questo autunno ecco una magica sorpresa: il dipinto è guarito ! Non serve più la teca e può ritornare a viaggiare come un lenzuolo acquistato alla fiera. Per non fare irritare i siracusani è stato proposto uno scambio con un’opera dell’Abatellis, come si trattasse dei doppioni delle figurine Panini. Ricordo a noi tutti che l’opera, dopo il decreto di inamovibilità, è stata collocata in un contesto ambientato. Cioè in una sala del Museo Bellomo, di cui costituisce la gemma più preziosa, sono stati sistemati alcuni elementi coevi a quelli dipinti da Antonello. Una maiolica malines blu, un libro delle ore, codice miniato di preziosa fattura; si aggiungano i davanzali a gradini delle finestre e le travature lignee della sala. Insomma il dipinto è nel suo luogo deputato. Tolto il dipinto, ciò che resta si configura come il guscio vuoto di una casa senza residenti. Mi chiedo se gli altri musei sarebbero disponibili a cedere per traslochi estemporanei le loro gemme. Penso alla Gioconda per il Louvre, alla Primavera di Botticelli per gli Uffizi o al David di Michelangelo per le Gallerie dell’Accademia. E poi, il ruolo di Palermo capitale della Cultura non doveva servire a dislocare iniziative nel territorio regionale ? Com’è che dislocare è diventato accentrare e traslocare ? Il dipinto è ancora nella sua sala, al primo piano di quello scrigno straordinario di architettura che è il Palazzo Bellomo; se la politica volesse continuare a spingere con l’idea del trasloco, troverebbe il dissenso e il muro contrario di una città intera, stanca di essere considerata magazzino da cui estrarre cimeli ora per il G7 di Taormina oppure per una passerella palermitana o meneghina.