Il sogno europeo del Terzo Reich: l’UE.

Festung Europa ossia Fortezza Europa, il “sogno europeo” com’era definito dalla propaganda Nazi. L’idea dell’Europa unita, a partire soprattutto dal 1942, sotto il dominio politico-militare della Germania. Dove il Terzo Reich fallì, lasciando macerie da Roma a Berlino, da Parigi a Mosca, l’UE sta invece riuscendo. Senza sparare un colpo.

C’hanno raccontato per decenni dell’unione Europea come il progetto che avrebbe garantito 70 anni di pace. La stessa pace che volevano le truppe di Hitler una volta sottomesso il continente.

Una Pace che altro non è, se non il dominio dei dominanti e la soggezione dei dominati. Uno strenuo tentativo delle élite liberali, di difendersi dalla Democrazia. “Quella Cosa”: che tanto temono. Perché in Democrazia le visioni cambiano, c’è la possibilità delle minoranze di diventare maggioranze. Quindi, come potevano evitarlo, rendendolo al contempo accettabile ai Popoli Europei? Semplice, fabbricandosi una “democrazia” su misura, dando in pasto un Sogno Europeo a cui le masse potessero credere.

 

 

Gli strani legami tra le politiche Nazi e quelle dell’Unione: solo coincidenze e complottismo?

sogno europeo

Nel 1943 Hitler dichiarò «il disordine delle piccole nazioni» e «l’anacronistica divisione dell’Europa in singoli Stati» andavano liquidati. Lo scopo della lotta nazista era quello di creare un’Europa Unita. A tal fine, i singoli paesi europei dovevano essere disposti «a subordinare i propri interessi a quelli della Comunità europea»: parola di Walther Funk, ministro per gli Affari economici del terzo Reich dal 1937 al 1945.

A questo punto, le similitudini tra l’europeismo odierno e quello nazista, si fanno veramente sorprendenti. I nazisti, infatti, elaborarono dei piani di integrazione, d’unificazione economica dell’Europa incredibilmente dettagliati, che presentano incredibili affinità con l’Unione Europea dei giorni nostri.

Nel 1940, Hermann Göring, presidente del Reichstag, presentò un piano dettagliato per «l’unificazione economica su vasta scala dell’Europa». Esso includeva un’unione doganale, un mercato unico e l’istituzione di cambi fissi tra paesi, «nell’ottica della creazione di un’unione monetaria europea».

L’unificazione monetaria giocava un ruolo assolutamente centrale nei piani dei nazisti: essa, infatti, sarebbe stata lo strumento che avrebbe garantito ai tedeschi la dominazione surrettizia di questa nuova area economica, in quanto il marco, come valuta di riferimento, «avrebbe assunto un ruolo dominante nella politica valutaria europea». I piani nazisti per l’integrazione economica dell’Europa erano tanto economici quanto politici.

L’UE odierna, che nasconde dietro presunte “leggi economiche” precise strategie politiche, sembra aver fatto tesoro degl’insegnamenti del Terzo Reich, rivisitandoli in salsa arcobaleno-globalista, in modo da indorare la pillola e riuscire in maniera soft e ancora più subdola, ad irreggimentare le “menti” meno allenate al pensiero critico dei “mala tempora” in cui stiamo vivendo.

Nessuno vuole paragonare la Merkel al Fuhrer o la Von Der Leyen a Himmler, ma sarebbe da ipocriti negare che le politiche Unioniste adottate oggi, non hanno nulla a che vedere con le idee per l’Europa, sviluppate dai diligenti uffici del Terzo Reich, in quei giorni bui, per l’intero Continente.

Ad ulteriore prova ci sono le dichiarazioni di Heinrich Hunke, presidente della federazione degl’industriali di Berlino, che nel 1942 disse in riferimento all’Europa: «La necessità di un ordine politico per la cooperazione economica dei popoli è riconosciuta». L’obiettivo, per Hunke e per il regime più in generale, era l’abolizione delle frontiere fra Stati e la creazione di una «unione politica» sotto l’egemonia tedesca.

 

 

Il Nuovo Panzer tedesco del Sogno Europeo: l’Euro.

euro marco nazista

L’euro, il Trattato di Maastricht, i vari vincoli esterni e di bilancio devono valere per gli Stati europei, ma non per la Germania. Prova ne è anche l’ultima “marachella” in cui Berlino, giustamente, in barba ad ogni coordinamento europeo, compra unilateralmente trenta milioni di dosi del vaccino Pfizer-Biontech. Ci domandiamo perché molti altri stati non abbiano fatto lo stesso. Per subalternità culturale? Perché credono ciecamente nel Sogno Europeo e sarebbero disposti a sacrificare i primi figli maschi ad esso? Forse sì. Togliamo pure il forse.

Per le élite tedesche l’Unione Europea e l’euro non hanno avuto lo scopo di “europeizzare la Germania” quanto quello, già tentato altre volte nella storia, di «germanizzare l’Europa», come notava già nel 1995 la “Frankfurter Allgemeine Zeitung”. Ha ben riassunto la questione lo storico tedesco Hans Kundnani: «Per la Germania “più Europa” ha sempre significato “più Germania”».

La loro arma d’assalto attuale, non soltanto economica, invece d’essere fatta di ferro esplosivo da sganciare sulle teste dei loro avversari come durante il Secondo Conflitto Mondiale, è fatta di carta: l’Euro. Ovvero un Franco svalutato che gode d’un regime intrinseco di cambi fissi e consente alla Germania di aggirare il Mercato, quel Mercato che lei stessa tanto venera e impone, secondo obsolete logiche liberali, agl’altri Stati dell’Unione. Ma si sa: sono tutti Ordoliberisti con la Nazione degl’altri. Germania in testa.

I responsabili della politica economica tedesca durante gl’anni 70 e 80 Pre-Maastricht, sapevano bene che c’era un solo modo per evitare un apprezzamento certo del Marco e soddisfare così le esigenze della propria industria basata sull’export: ingabbiare il resto dell’Europa nella stessa area valutaria. Possiamo dunque affermare che, contrariamente a quanto recita la vulgata, «la spinta verso il cambio fisso è stata fortissimamente voluta dalla Germania», in linea con la filosofia neomercantilista delle sue élite economico-finanziare.

Se volessimo essere “complottisti” (come se i complotti non fossero sempre esistiti nella Storia dell’Uomo) c’è chi fa risalire l’Origine del termine Quarto Reich e le basi di esso, al Governo di Kurt Georg Kiesinger, cancelliere della Germania dal 1 dicembre del 1966 al 1 ottobre del 1969 ex vice-capo della propaganda di radiodiffusione nel Ministero degli Esteri nazista. Guarda caso proprio durante il 1969, esattamente al vertice dell’Aia dell’1 e 2 dicembre, solo due mesi dopo la fine del Governo Kiesinger, venne ribadita dai Capi di Stato e di Governo la propria volontà di procedere alla graduale realizzazione di un’Unione economica e monetaria e alla conseguente armonizzazione delle politiche sociali.

Il 31 dicembre dello stesso anno, terminava il periodo di transizione di 12 anni previsto dal trattato sulle Comunità economiche europee (CEE) per l’instaurazione del mercato comune.

 

 

Il Sogno Europeo: l’incubo d’intere generazioni e l’inerzia dei giusti.

sogno europeo incubo

Ciò detto, non biasimiamo la Germania per attuare politiche Tedesche Ordoliberali in pieno stile Mercatista, favorevoli quantomeno alle Élite germaniche. Biasimiamo chi ancora crede che lo faccia per il benessere dell’Europa, chi ancora a livello politico Italiano s’ostina, ad aspettare il permesso dell’UE, invece d’attuare una politica Mediterranea e di Sovranità Nazionale, della quale l’Italia ha estremamente bisogno.

E se perfino il Der Spiegel, uno dei maggiori settimanali tedeschi ha riconosciuto che i sempre più aperti riferimenti al ritorno di un «Quarto Reich­­» non sono del tutto infondati, allora è forse il caso di svegliarsi da questo Sogno Europeo, ch’assomiglia sempre più, ad un incubo senza risveglio.

Non sono stati hitler o himmler a deportarmi, picchiarmi, ad uccidere i miei familiari. Furono il lattaio, il vicino di casa, il calzolaio, il dottore, a cui fu data un‘ uniforme e credettero di essere la razza superiore.“ Karel Stojka, sopravvissuto ad Auschwitz.