Autostrade per l’Italia: niente scuse. Mattarella fa l’ignavo

Ciò che possiamo dire dopo la conferenza stampa di Autostrade per l'Italia è quanto segue: l'ente gestore autostradale sulla cui tratta di competenza si è verificato il crollo del ponte "Morandi" si è rifiutato in tutti i modi di scusarsi con i parenti delle vittime e con l'Italia intera.

Ciò che possiamo dire dopo la conferenza stampa di Autostrade per l’Italia è quanto segue: l’ente gestore autostradale sulla cui tratta di competenza si è verificato il crollo del ponte “Morandi” si è rifiutato in tutti i modi di scusarsi con i parenti delle vittime e con l’Italia intera. Cosa che a ben vedere avrebbe dovuto essere automatica. La conferenza stampa seguita ai funerali di una parte delle 43 vittime causate dal crollo del ponte è stata a nostro avviso deficitaria. L’amministratore delegato ed il presidente della società hanno blaterato a proposito di come fossero tristi e sgomenti per uno dei massacri più gravi della storia repubblicana, come se gli italiani fossero davanti alla TV per sentire delle dichiarazioni così scontate ed impacciate che anche un calciatore semianalfabeta sarebbe stato in grado di pronunciare.

Francamente ci si poteva aspettare qualcosa di più e di meglio. Dopo aver snocciolato dati sugli impegni futuri per il ripristino della viabilità ed aver detto come si prodigheranno per i familiari delle vittime e gli altri danneggiati, finalmente un giornalista non italiano di SKY ha chiesto come mai Autostrade per l’Italia non si fosse ancora scusata per la strage. Cosa che all’estero, anche solo proforma, sarebbe considerata ovvia. A quel punto l’amministratore delegato ha messo in chiaro le cose: ci saremmo scusati se credessimo di avere delle responsabilità, ma fino a quando la magistratura non stabilirà le cause del crollo e chi ne è il responsabile non non ci sentiamo in dovere di scusarci. A nostro avviso le dichiarazioni dell’amministratore delegato sono gravi come il comportamento della società che amministra.

Mettiamo in chiaro una cosa: solo la magistratura può stabilire la cause del crollo e quindi eventuali colpevolezze, ma in questo caso sia l’analisi dei fatti, sia il possibile novero degli enti che possono teoricamente essere responsabili sono molto limitati e ci sentiamo di essere d’accordo con il Presidente del Consiglio: la colpa è dell’ente gestore. La nostra non è una condanna personale per qualcuno, dato che in queste vicende un individuo responsabile potrebbe anche non esserci, ma insomma la logica in questo caso è stringente e dà poco spazio alla fantasia. Autostrade per l’Italia ha il compito di gestire i tratti di competenza in modo da permettere la circolazione sicura dei veicoli, in modo che sulle 24 ore, sette giorni la settimana, per 365 giorni l’anno le tratte di competenza siano percorribili in modo decoroso, e con quanta più efficienza possibile da tutti i mezzi che hanno diritto di accesso alle rete autostradale. Il fatto che un ponte non sia riuscito a reggere alla forza di gravità e sia crollato, già a priori ci fa puntare l’indice sull’ente gestore. Il fatto poi che il ponte fosse considerato pericolosissimo da molti enti ed ingegneri che l’avevano studiato negli ultimi anni e che opere di manutenzione molto importanti fossero, non solo appena terminate, ma che già ne erano state finanziate delle altre, ci dimostra che la struttura aveva problemi già considerati serissimi. A questo dobbiamo aggiungere che nessuna causa esterna può realisticamente aver causato il crollo del ponte. Non si sono registrati terremoti, nessun attacco terroristico o di stampo militare, nessun uragano di potenza inusitata. Niente che può aver spezzato il vincolo esistente tra Autostrade per l’Italia ed il suo obbligo di far si che il ponte rimanesse fruibile per i cittadini italiani. Altro che cadere!

Per questo ci sembra che le dichiarazioni del presidente Mattarella, accolto benino ma non benissimo dalla cittadinanza genovese presente alle esequie, siano un po’ da ignavo, anche se comprensibili. Per un “fine giurista” come lui usare toni “duri” consistenti semplicemente nel dire che la magistratura dovrà indagare e punire i responsabili significa poco. Il presidente al contrario della maggioranza degli italiani sa benissimo che in casi come questi gli uomini ai vertici delle aziende che prendono le decisioni e che con quelle decisioni si arricchiscono non vengono mai, o quasi mai, condannati, al massimo in primo grado. E questo non solo per mancanza di volontà dei giudici ma anche per problemi oggettivi: in casi come questi, in cui sono in ballo i comportamenti di molte persone, può essere difficile stabilire dei rapporti di causa ed effetto stringenti tra i comportamenti individuali e determinati fatti, come la morte delle 43 persone a Genova. Se andrà male a qualcuno, in galera ci finiranno un paio di ingegneri o geometri sfigati, come accadde per la tragedia di Linate, in cui l’unico colpevole finì per essere quel povero cristo del controllore di volo. Il dominus e gli amministratori possono dormire sonni tranquilli, proprio come Mattarella: quando l’eventuale processo si dovesse mai celebrare lui sarà probabilmente e serenamente già passato a miglior vita.

Al di là delle responsabilità penali che, ripetiamo, potrebbero pure non esserci, e che sono di competenza della magistratura, bene fa il presidente del consiglio ad agire partendo dal presupposto che Autostrade per l’Italia abbia violato le regole della concessione: “Il Governo contesta al concessionario che aveva l’obbligo di curare la manutenzione ordinaria e straordinaria dell’autostrada A10, la grave sciagura che è conseguita al crollo del ponte. Il concessionario avrà facoltà di far pervenire le proprie controdeduzioni entro 15 giorni, fermo restando che il disastro è un fatto oggettivo e inoppugnabile e che l’onere di prevenirlo era in capo al concessionario su cui gravavano gli obblighi di manutenzione e di custodia”. Non possiamo essere più d’accordo di così col Presidente del Consiglio.