La Cina è vicina

A fronte della crisi irreversibile dell'impero di Occidente, sul quale si addensano le nuvole di una prossima stagnazione/recessione unita al prevedibile accentuarsi della crisi sociale, si contrappone un modello economico-sociale alternativo di cui la sovranità nazionale (e ovviamente monetaria) ed il ruolo centrale dello Stato rappresentano gli assi portanti.

Nel 1967 un noto film di Marco Bellocchio rappresentava i furori rivoluzionari di una gioventù che coltivava l’illusoria convinzione che la Cina maoista della GRCP (Grande Rivoluzione Culturale Proletaria) rappresentasse il punto di riferimento mondiale per ogni aspirazione alla giustizia sociale ed al progresso dell’umanità.

Gli anni successivi si incaricarono di smitizzare drasticamente il sogno di una società dove “le masse” fossero protagoniste assolute del proprio destino (i veri eroi sono le masse…. amava dire il presidente Mao) per indurre alla più realistica considerazione che a governare le società complesse sono sempre dei gruppi dirigenti, o elìtes, che rispondono più o meno democraticamente alle aspirazioni ed alle esigenze dei governati.

Oggi, nell’epoca della caduta dei miti rivoluzionari, si realizza uno di quei paradossi di cui la storia è zeppa, paragonabile a quella inspiegata accelerazione della inversione magnetica dei poli che sta  suscitando la preoccupazione degli scienziati.

La Cina, che fino alla fine degli anni ’70 era catalogabile come un paese del quarto mondo a basso sviluppo che con la grande maggioranza della popolazione sotto i parametri della soglia di povertà stabiliti dall’ONU, rappresenta oggi non solo la locomotiva della crescita dell’economia mondiale, ma ancor di più un modello sociale ed economico vincente sul piano interno e nell’ambito delle relazioni internazionali.

Alcuni dati: negli ultimi quaranta anni il reddito pro-capite cinese è aumentato da 160 a 8830 dollari all’anno, che rapportati ai prezzi corrispondono  a 16.000 dollari (dati riportati dal “Sole 24 Ore”), in un paese di un miliardo e trecentocinquanta milioni di persone la popolazione sotto la soglia di povertà è ridotta al 4% del totale, una sacca residua che il gruppo dirigente cinese conta di eliminare del tutto nei prossimi tre anni. Sul piano macroeconomico il programma Belth and Road ha consentito di incrementare inesorabilmente sia gli scambi commerciali con l’Europa, ad es. con un incremento del 72% in un anno dei treni merci che collegano 59 città cinesi a 49 città europee, che gli interventi cinesi in Africa dove, negli ultimi 15 anni, i cinesi hanno promosso e finanziato la costruzione di 10.000 Km di autostrade, 6000 Km di ferrovie, centinaia di aereoporti, porti, centrali elettriche, scuole, ospedali, provvedendo altresì a finanziare le iniziative economiche di piccole e medie imprese e assicurando la formazione di centinaia di migliaia di professionisti e tecnici anche nelle proprie università.

Ma non si tratta solo di quantità, si tratta di un modello di cooperazione internazionale win/win che risulta attraente perchè fondato sul mutuo interesse e non sui diktat che gli USA sogliono imporre ai propri “alleati” (o dominati?) per garantire i propri interessi a scapito di quelli degli altri paese (vedi sanzioni alla Russia, all’Iran, ecc.).

Sul piano del modello sociale interno basti considerare che proprio in questi giorni lo Stato cinese ha deciso di abbassare drasticamente le tasse per i redditi medio-bassi (aumentando le detrazioni e riducendo le aliquote) con un diminuzione media della pressione fiscale di circa il 50%, e ciò per incrementare i consumi e sviluppare il mercato interno, anche per dare una risposta efficace alle conseguenze negative della guerra commerciale scatenata da Trump. Oggi un operaio cinese, considerato il livello dei prezzi, percepisce un salario di circa 1200 dollari, rapportabile a quello di un operaio portoghese, ed in Cina la disoccupazione NON esiste….

Ma ancor più significativa, sul piano macroeconomico, è la performance delle SOE (imprese statali a gestione centralizzata) che a fronte di una crescita media del 6,5% nel 2019 hanno incrementato la propria redditività del 10,1% ed i propri utili del 16,7%, reggendo brillantemente la sfida della concorrenza con le aziende private nazionali ed internazionali.

In definitiva, quindi, a fronte della crisi irreversibile dell’impero di Occidente, sul quale si addensano le nuvole di una prossima stagnazione/recessione unita al prevedibile accentuarsi della crisi sociale, si prospetta un modello economico-sociale alternativo di cui la sovranità nazionale (e ovviamente monetaria) ed il ruolo centrale dello Stato rappresentano gli assi portanti.

Che il sole sorga effettivamente ad Oriente e la Cina sia vicina?

Per maggiori approfondimenti: https://www.ilmediterraneo.org/15/03/2018/la-nuova-era-di-xi-jinping/