La frutta e verdura importata piena di pesticidi: il report del Ministero

La frutta e la verdura importata contiene molti più pesticidi di quella prodotta in Italia. Ecco il report del Ministero della Salute e di Coldiretti.

Ebbene, cos’ha scoperto la Coldiretti analizzando il report del Ministero della Salute? Quello che noi ipotizziamo da anni: e cioè che frutta, ortaggi e verdura che arrivano da chissà dove contengono almeno il doppio dei residui di pesticidi!

I risultati di tali analisi li ha riportati, in un articolo, RTL 102.5. Ebbene, è un articolo da leggere e da commentare.

Sono stati esaminati oltre 10 mila campioni di prodotti agricoli. Ed è venuto fuori, lo ribadiamo, ciò che noi ipotizziamo da tempo:

“Sugli alimenti importati – leggiamo nell’articolo di RTL 102.5 – è stata individuata una presenza irregolare di residui chimici più che doppia rispetto a quelli made in Italy, con i pericoli che si moltiplicano per gli ortaggi stranieri venduti in Italia, che sono quasi cinque volte più pericolosi di quelli nazionali”.

“Su circa 11.500 campioni di alimenti analizzati per verificare la presenza di residui di prodotti fitosanitari, tra cui ortofrutta, cereali, olio, vino e baby food, appena lo 0,9% dei campioni di origine nazionale – sottolinea la Coldiretti – è risultato irregolare. La percentuale sale però al 2% se si considerano solo gli alimenti di importazioni e tra questi il record negativo è fatto segnare dagli ortaggi dall’estero, con il 5,9%”.

“Si evidenzia – continua la Coldiretti – il primato del made in Italy nella sicurezza alimentare a livello internazionale ed europeo, dove la media delle irregolarità è del 2,5%, a preoccupare è la presenza sul territorio nazionale di alimenti di importazione con elevati livelli di residui. In particolare, nell’ortofrutta più di un ortaggio straniero su venti venduti in Italia è fuorilegge per il contenuti di residui chimici”.

Su estense.com leggiamo le dichiarazioni dei vertici nazionali di Coldiretti:

“È necessario che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, il lavoro e la salute” sottolinea il presidente di Coldiretti Ferrara, Floriano Tassinari, condividendo quanto espresso dal presidente nazionale della Coldiretti, Ettore Prandini.

“L’obbligo dell’indicazione dell’origine in etichetta deve essere esteso a tutti gli alimenti, ed occorre rendere trasparenti le informazioni sui flussi commerciali con l’indicazione delle aziende che importano materie prime dall’estero – continua Tassinari – altrimenti continueremo a disconoscere la qualità e salubrità della nostra agricoltura, alimentando concorrenza sleale e sfruttamento delle persone e dell’ambiente, costringendo gli agricoltori italiani a non poter vivere del loro eccellente lavoro”.

Entrando nel dettaglio, tra i prodotti agricoli importati dall’estero che sono risultati con quantitativi maggiori di residui di pesticidi rispetto agli omologhi prodotti agricoli italiani ci sono fragole, le arance, i melograni, i pomodori, i peperoni, i carciofi, il riso bianco, le lenticchie e fagioli secchi.

Cominciamo con i legumi. Chi legge I Nuovi Vespri sa quante volte abbiamo lanciato l’allarme su lenticchie, fagioli e anche fave secche. In ben tre centri commerciali di Palermo, su 10 confezioni di lenticchie, in media nove erano di origine canadese! Lo stesso discorso vale per altri legumi che arrivano dall’Argentina e dall’Egitto.

L’emergenza, a nostro modesto avviso, è rappresentata dalle lenticchie. Ricordatevi che, grazie al CETA – il trattato commerciale tra Unione Europea e Canada – siamo letteralmente invadi la lenticchie canadesi. Ricordatevi che, come per il grano coltivato nelle aree fredde e umide del Canada, anche per le lenticchie, da quelle parti, utilizzano il glifosato per ottenere la maturazione artificiale!

E come hanno fatto per il grano, i signori dell’Unione Europea, per consentire l’importazione di lenticchie dal Canada, hanno innalzato i limiti di presenza di glifosato nelle lenticchie!

Siccome le industrie e, in generale, le multinazionali debbono vendere prodotti industriali ai canadesi e debbono fare affari in Canada, bisogna che i prodotti canadesi – il grano duro, il grano tenero Manitoba e anche le lenticchie – vengano vendute in Europa. E chissenefrega se fanno mala alla salute di milioni di europei!

Questa, signori, è l’Unione Europea dell’euro!

Fino al 2011 le lenticchie canadesi non potevano entrare in Europa perché venivano considerate pericolose, se non tossiche.

“Nel 2011 l’Unione Europea rigettò un carico navale di lenticchie, poiché il limite massimo residuo (LMR) di glifosato (uno dei diserbanti più utilizzato al mondo) superava lo 0.1 PPM (nr. di parti per milioni) come la normativa comunitaria richiedeva. Il 13 gennaio 2012, a seguito di una richiesta da parte di multinazionali del settore chimico e dopo una contrattazione, la European Food Safety Authority (EFSA) innalzò i limiti a circa 10 PPM”.  Alla fine, la stessa cosa che è avvenuta con il grano canadese nel 2006, quando con Regolamento europeo n. 1881 del 2006 i limiti delle micotossine DON sono stati innalzati da 750 parti per miliardo a mille e 750 parti per miliardo!”.

Il problema non riguarda solo le lenticchie. Il pomodoro, ad esempio. Quante volte abbiamo scritto di stare attentissimi con il pomodoro fresco, con la passata di pomodoro e con la polpa di pomodoro? Il pomodoro fresco arriva, per lo più, dalla Cina e dal Nord Africa. Lo stesso discorso vale per la passata di pomodoro e per la polpa di pomodoro.

Stesso discorso per le arance. E’ incredibile che, in Sicilia, zona d’elezione per le arance bionde e rosse, debbano arrivare sulle nostre tavole arance che arrivano da chissà dove!

Stesso discorso per i melograni: si sa che il succo di melograno ha delle proprietà che fanno molto bene alla salute. Ma a che serve il succo di melograno se contiene anche elevati livelli di pesticidi?

Il dubbio sui peperoni l’avevamo: ma erano solo dubbi. Ora Ministero della Salute e Coldiretti hanno fugato i nostri dubbi: attenzione a dove acquistiamo i peperoni!

Sui carciofi abbiamo avvertito i nostri lettori lo sorso marzo: in Sicilia, per varie ragioni, è stata ridotta la produzione di carciofi ed è aumentata spaventosamente l’importazione di carciofi esteri, egiziani in testa.

Tra le ragioni che stanno determinando la crisi della coltivazione del carciofo c’è la disastrosa viabilità interna della nostra Isola. Anche se la questione è particolarmente avvertita a Cerda, in provincia di Palermo, dove si lamenta l’abbandono pressoché totale della viabilità e la conseguente impossibilità degli agricoltori – soprattutto dopo le piogge – di vendere i carciofi prodotti!

I commercianti hanno risolto tutto importando carciofi dall’estero. Due gli effetti nefasti: agli ignari cittadini-consumatori arrivano carciofi pieni di pesticidi (adesso lo certificano il Ministero della Salute e la Coldiretti, non certo la Regione siciliana il cui assessorato all’Agricoltura, si questo fronte, non serve praticamente a niente!); mentre gli agricoltori non sanno come a a chi vendere i propri carciofi.

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