L’inefficacia europea nelle lotte alla mafia

Il giurista Vincenzo Musacchio, già docente di diritto penale presso l’Alta Scuola di Formazione della Presidenza del Consiglio in Roma, analizza l'inefficacia europea da un punto di vista insolito, ovvero da quello giuridico. La sua analisi mette in luce come le mafie riescano ad insinuarsi tra le falle di un Unione Europea che sta attenta solo ai mercati.

Alle mafie italiane piace molto investire all’estero, in particolare in Europa, allo scopo di accrescere i già ingenti patrimoni illeciti accumulati. Questi investimenti naturalmente inquinano l’economia europea e le arrecano danno. Questa situazione, purtroppo, è spesso sottovalutata, banalizzata o peggio totalmente ignorata. I gruppi criminali organizzati, al contrario, sono bravi a sfruttare le opportunità commerciali estere e approfittano dell’immobilismo europeo. Mi chiedo spesso quanti tra i tanti bar, negozi e ristoranti non siano altro che proprietà del crimine organizzato sparse tra i vari Stati membri dell’Unione europea. Mentre per le mafie tradizionali l’espansione terminava spesso, entro i confini nazionali, per le mafie odierne l’ambizione massima è di espandersi all’estero. Considerano i paesi dell’Unione europea, una destinazione allettante perché è relativamente facile costituire una società e il sistema legale europeo, non riconoscendo “l’associazione per delinquere di stampo mafioso” come un delitto a se stante, concede loro un enorme vantaggio. L’Unione europea si sta attrezzando per la lotta al crimine organizzato e circa un anno fa centinaia di agenti di polizia olandesi, tedeschi, belgi e italiani hanno arrestato associati della potente mafia calabrese, la ndrangheta, con l’accusa di traffico di droga e attività di riciclaggio di denaro in tutta Europa. Hanno anche sequestrato grandi quantità di sostanze stupefacenti e confiscato ristoranti, pizzerie e gelaterie. Sarà anche un ottimo segnale, sfortunatamente, arriva troppo tardi. Il segnale d’infiltrazioni delle mafie italiane in Europa parte dagli anni novanta proprio a seguito delle opportunità create dalla globalizzazione. Nel 1991, Scotland Yard segnala la presenza di mafie italiane nel Regno Unito. Due anni dopo, la polizia francese riferisce al Parlamento in sede plenaria di continui tentativi delle mafie italiane di penetrare in Francia. Avvertimenti simili sono ripetuti nei Paesi Bassi, in Belgio e in Germania. Solo dieci anni dopo, nel 2012, in enorme ritardo, il Parlamento europeo ha iniziato ad affrontare i fenomeni criminali testé delineati. Nel 2013, Europol pubblica per la prima volta un’importante “valutazione delle minacce della criminalità organizzata italiana in Europa”. Questo documento ha colmato in parte il vuoto informativo che esisteva attorno alle attività delle mafie italiane in Europa. Va detto tuttavia che il raccogliere informazioni e lo studiare i fenomeni mafiosi in Europa è molto complicato soprattutto perché le mafie operano “sotto traccia” e si mimetizzano perfettamente avendo sostituito i metodi violenti con la corruzione. Pochi mesi fa Europol ha istituito una specifica rete operativa incentrata sulle attività delle mafie italiane in Europa, in collaborazione con la Direzione Investigativa Antimafia (DIA) italiana. E’ stato fatto, in tal modo, un altro passo in avanti nella lotta alla criminalità organizzata italiana nell’Unione europea. L’utilizzo e l’esperienza della magistratura e delle forze dell’ordine italiane (il cui successo negli anni novanta è stato, ed è ancora oggi, di esempio in ogni parte del mondo) rappresentano un ottimo strumento di lotta al crimine organizzato transnazionale. La mafia si sa muovere bene all’estero, pertanto, serve chi la sappia scovare e combattere. I magistrati e gli inquirenti italiani in questo sono i migliori al mondo. Potrebbero insegnare ai loro colleghi in Europa come sviluppare strategie più efficienti e coordinate in risposta alle evoluzioni e alla pericolosità del crimine organizzato internazionale. Non sembra, tuttavia, esserci ancora accordo sulle azioni necessarie per un progetto europeo efficace e omogeneo. Il Parlamento europeo è ancora oggi immobile poiché la maggioranza dei membri rifiuta di affrontare il problema o lo fa nei termini e nei modi sbagliati. Il compito delle autorità giudiziarie e di polizia degli Stati membri è lottare le mafie italiane a livello nazionale e quando operano all’estero. In Europa, però, manca la comprensione di come si deve combattere la mafia e il problema si acuisce laddove le mafie si stanno imponendo sulla società civile, sull’economia e sulla politica. I gruppi criminali organizzati prosperano favoriti da procedure burocratiche farraginose e da assenza di normative idonee a far fronte alle continue trasformazioni mafiose. I diversi sistemi giuridici di ciascuno Stato membro devono essere più omogenei e le autorità giudiziarie devono poter collaborare per evitare situazioni in cui i criminali possono essere condannati in un Paese ma assurdamente assolti in un altro. Attualmente, mi dispiace dirlo, siamo indietro in termini di comprensione e sviluppo di una strategia europea coordinata per combattere le mafie italiane in Europa di almeno dieci anni. Occorre recuperare il tempo perso prima che sia troppo tardi!

( 

e Presidente dell’Osservatorio Antimafia del Molise )