Lo scacchiere internazionale nella crisi venezuelana

Da un lato a sostegno di Maduro ritroviamo Cina, Russia, Siria, Turchia e Iran; l’altro schieramento è invece guidato dagli Stati Uniti seguiti da Francia, Germania, Spagna. E l'Italia?

Ecco come si sono posizionate le pedine nello scacchiere internazionale che vede questa volta, come campo da gioco, il Venezuela.

Da un lato a sostegno di Maduro ritroviamo Cina, Russia, Siria, Turchia e Iran; l’altro schieramento è invece guidato dagli Stati Uniti seguiti da Francia, Germania, Spagna e più in generale dall’Unione Europea rappresentata dall’Alto Rappresentante per la politica estera Federica Mogherini, la quale auspica  “elezioni libere e credibili, in conformità con l’ordinamento costituzionale.’’

Mentre tutti gli stati si schierano apertamente, rimane ambigua la posizione dell’Italia dove Pd, Forza Italia e centristi si schierano a sostegno di Guaido.

Ambigua la posizione del governo che vede Salvini schierarsi contro “il violento regime di Maduro’’ in contrasto con la precedente posizione assunta pro Bolivia e il Movimento 5 Stelle che si appresta a esprimere “solidarietà e vicinanza alle popolazioni del Venezuela” ricordando che “il Governo e la Farnesina hanno stipulato un accordo con il governo venezuelano tre giorni fa per la messa a disposizione dei cittadini italiani di medicinali’’. Debole la posizione del Ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi: “L’Italia si impegna con l’Europa affinché Caracas scelga una via democratica”.

È invece Di Battista a prendere una ferma posizione: “qua non si tratta di stare o non stare con Maduro, qua si tratta di evitare che il Venezuela già martoriato dalle violenze possa diventare una Libia sudamericana. Comunque la pensiate su Putin, dovreste riconoscere che per la pace a livello mondiale una Russia forte politicamente è fondamentale. Senza Putin già ci sarebbe stato un intervento armato Usa”.

La partita, che ha portato a questi schieramenti, è iniziata il 23 gennaio 2019 quando il capo dell’Assemblea nazionale Juan Guaido si è autoproclamato presidente ad interim del Venezuela, sfidando il Capo di Stato Nicolas Maduro che ha vinto le ultime elezione a maggioranza.

Maduro ha dichiarato di non voler accettare che “un qualsiasi impero ci imponga governi per vie extracostituzionali”. Avvertimenti che trovano diretta applicazione pratica decidendo di tagliare le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti, dando 72 ore ai rappresentanti americani per lasciare il paese. Il Segretario di Stato Americano Mike Pompeo ha fatto sapere che l’ambasciata americana a Caracas resterà aperta, nonostante la rottura delle relazioni diplomatiche dichiarata da Maduro, annunciando la convocazione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu per domani, sabato 26 gennaio. Scontato esito nell’assemblea Onu sarà  la ferma opposizione dei due membri permanenti, Russia e Cina. Potenze che insieme a Siria, Iran e Turchia non riconoscono la legittimità dell’autoproclamazione. A tal proposito si è espresso chiaramente Vladimir Putin “la Russia sostiene le legittime autorità del Venezuela, alla luce del deterioramento della crisi politica interna provocata dall’estero. Le interferenze straniere costituiscono una sfacciata violazione delle norme basilari del diritto internazionale. Condanna “fermamente coloro che spingono la società venezuelana nell’abisso di una sanguinosa guerra civile”, sottolineando come “la deliberata formazione di un doppio potere” possa portare “direttamente al caos e alla distruzione delle basi dello Stato venezuelano”. Anche Erdogan rimane al fianco del suo ‘fratello Maduro’ dichiarando che “la Turchia manterrà la sua posizione di principio contro tutti i tentativi di golpe sotto la guida del nostro presidente Erdogan” . La Siria condanna le “spudorate interferenze degli Usa negli affari interni del Venezuela’’. Teheran, ha fatto sapere di sostenere “il governo e la nazione venezuelana contro qualsiasi interferenza straniera negli affari interni del paese e contro qualsiasi azione illegale, compresa l’organizzazione di colpi di Stato”.