Sovranismo e globalismo, una dicotomia presente

La contrapposizione attuale e forse onnipresente nella storia dell’uomo è quella tra cooperazione e dominio, tra bene comune e individualismo, tra democrazia e totalitarismo. Se cerchiamo i termini che possano incarnare con le parole dell’oggi questo binomio sempiterno, potremmo definire i due poli della dicotomia politica come Sovranismo e Globalismo.

Destra e Sinistra sono due scatole vuote, una contrapposizione inesistente per mantenere le masse nello scontro perenne, al fine del perenne godimento del capitale della classe elitaria. Sembra Orwell 1984, ma non lo è.

La contrapposizione del nostro presente non è più una contrapposizione tra due facce della stessa medaglia politica, tra una visione del mondo che vede le diseguaglianze come naturali e in quanto tali ineliminabili, secondo la visione della destra, o artificiali dovute alle condizioni sociali e in quanto tali eliminabili, secondo la visione della sinistra. Questo scontro è un incontro sul nascere, perché entrambe le parti coesistono nella nostra realtà, entrambe le parti hanno ragione e torto alternativamente, così come gli uomini sono tutti uguali e tutti diversi.

La contrapposizione attuale e forse onnipresente nella storia dell’uomo è quella tra cooperazione e dominio, tra bene comune e individualismo, tra democrazia e totalitarismo. Se cerchiamo i termini che possano incarnare con le parole dell’oggi questo binomio sempiterno, potremmo definire i due poli della dicotomia politica come Sovranismo e Globalismo.

 Globalismo significa liberismo in campo economico, potere illimitato del capitale transnazionale -meglio se finanziario- non legato ad un’attività nel reale; del denaro come merce e la merce come tutto. Il turbocapitalismo è il motore profondo della globalizzazione e il turbocapitalismo si realizza quando al capitale non è posto alcun limite di movimento, di regolamentazione, di limitazione. Il capitale come mantra, l’accumulo come fine ultimo della vita. La ricchezza materiale assunta a valore massimo, non importa se costruita sulla tragedia altrui: mors tua vita mea. Nessuna cooperazione, unicamente concorrenza, in nome di presunte e intoccabili leggi naturali del mercato, l’unico vero dio liberista.

Sovranismo significa un’economia al servizio dell’uomo e non il dominio dell’uomo sull’uomo attraverso l’economia. Significa limitazione del capitale all’interno di uno Stato-nazione, del capitale come mezzo per far sviluppare i territori anziché sfruttarli e decolonizzarli una volta terminate le risorse. Significa interventismo pubblico per far quadrare l’economia, invece che austerità per far quadrare il bilancio. Il bene comune come Genius Loci e fine ultimo del pensiero economico sovranista.

Globalismo è la politica delle élite, per le élite, autorizzate a governare dalla loro ricchezza economica, slegate da qualsivoglia appartenenza o legame con una bandiera, fondando sul capitale loro autorità e superiorità sulle masse. L’investitura popolare? Roba democratica. La democrazia non piace alla globalizzazione, perché la democrazia prevede la possibilità delle minoranze di diventare maggioranze, prevede la possibilità di pensieri alternativi, prevede la possibilità di attenuare le differenze sociali generate dal mercato. La politica globalista è fondata sulle libertà individuali, nessun senso di comunità, ognuno guardi al proprio cortiletto.

Sovranismo è una politica fondata sul consenso di un popolo che si riconosce come tale, una politica influenzabile dal popolo stesso, una democrazia che certo rispetta le libertà individuali e riconosce le diverse identità comunitarie all’interno del proprio territorio, ma pone sempre come fine ultimo il bene comune. Per il pensiero sovranista la politica è un’attività umana a cui devono partecipare tutti i cittadini di uno Stato, la politica come mezzo di espressione della volontà comune di un popolo sul proprio territorio definito dai confini. Lo Stato sovrano come autorità democratica capace di porre limite all’avidità umana, all’individualismo, garante del pluralismo, della dimensione comunitaria, delle libertà individuali che però non possono ledere il benessere sociale.

Anche in campo culturale i due poli si respingono: il globalismo vuole creare una società mondiale multiculturale senza limiti e confini, una nuova Babele anglofona di entità, in cui le diverse culture si annientino, i diversi linguaggi spariscano, le caratteristiche peculiari di ognuna vengano meno, omologazione totale, in nome di un globalismo che vuole annientare il concetto stesso di cultura, la quale prevede differenze e diversità, fonte ricchezza ed essenza stessa delle culture, della Cultura. Il Sovranismo vuole invece essere garante delle identità di ogni luogo, di ogni popolo, di ogni terra, valorizzandone le specificità e i tratti caratteristici che la contraddistinguono. Questo senza nessuna pretesa di isolazionismo o di uno spirito meramente identitario, bensì conscio delle influenze esterne ed interne appartenenti a gruppi minoritari a cui ogni cultura è soggetta, che la sottopongono ad un continuo mutamento preservandone però quell’io che la contraddistingue.

Se esiste ancora un pensiero dicotomico in questa società liquida, Sovranismo e Globalismo sono gli ultimi due fronti contrapposti su cui schierarsi. A voi la scelta.