Partenza del Caravaggio come metafora della decadenza politica

Spengler non si sbagliava quando diceva che “un giorno l’ultimo ritratto di Rembrandt e l’ultimo rigo musicale di Mozart avranno smesso di esistere – anche se probabilmente rimarranno una tela colorata e un foglio di appunti- perché l’ultimo occhio e l’ultimo orecchio aperti al loro messaggio saranno spariti”

Non c’è nulla di più prezioso di ciò che arriva dal passato, dell’eredità –fisica o spirituale- dei nostri nonni, dei nostri antenati, di chi ha costruito la nostra civiltà.

Prima di fare qualsiasi altra cosa, la politica deve occuparsi custodire tale patrimonio. Che siano monumenti, opere d’arte, scritti, accordi internazionali o aziende il discorso non cambia. Non c’è peggior fallimento per un’amministrazione di non riuscire in tale compito.

Pensare che nella linea di successione tra un amministrazione e un’altra, tra una generazione e un’altra, sei stato proprio tu a fallire in tale compito, rende l’idea della dimensione del fallimento personale e collettivo.

Questo potrebbe accadere a Siracusa con la partenza del Seppellimento di Santa Lucia del Caravaggio, tela dipinta per stare dentro la Basilica di Santa Lucia al Sepolcro.

Spengler non si sbagliava quando diceva che “un giorno l’ultimo ritratto di Rembrandt e l’ultimo rigo musicale di Mozart avranno smesso di esistere – anche se probabilmente rimarranno una tela colorata e un foglio di appunti- perché l’ultimo occhio e l’ultimo orecchio aperti al loro messaggio saranno spariti”.