In memoria di Maurizio Zanfanti detto Zanza.

Se n'è andato uno dei simboli di un'Italia allegra, lontana dal ciarpame intellettualoide e politicamente corretto di oggi. Zanza era personaggio di un'epoca lontana dalle campagne mediatiche in stile "me too" peraltro miseramente naufragate e dal moralismo bipartisan centrosinistrodestro implacabile verso l'eterosessualità.

Se n’è andato uno dei simboli di un’Italia allegra, lontana dal ciarpame intellettualoide e politicamente corretto di oggi. Zanza era personaggio di un’epoca lontana dalle campagne mediatiche in stile “me too” peraltro miseramente naufragate e dal moralismo bipartisan centrosinistrodestro implacabile verso l’eterosessualità. Anche la ormai incomprensibile disastrata chiesetta ridiventa medievale negando le esequie religiose pubbliche. Si sa sono tolleranti e benevoli verso altre pratiche. Cosa di terribile avesse fatto Zanza non è dato sapere, aver regalato gioia di vivere in un mondo dominato da ogni sorta di schifo evidentemente è imperdonabile. L’Italia che apprezza si sta risvegliando e in tanti abbiamo spontaneamente brindato ad una nostra gloria strapaesana. Vivrà come un esempio di vitalismo nell’epoca dei morti viventi della nuova morale demenziale. Ha scritto su di lui Francesco Aldo Fiorentino scrittore e surfista “Lo Zanza con la sua Porsche color oro, la camicia aperta fino all’ombelico e sul petto più oro che in un accampamento di zingari i jeans evidenzia pacco , gli stivaletti da cow boy ed i capelli alla Bon Jovi ma sfibrati e decotti da sole e sale ha seppellito Fellini. A me sembrava un tamarro negli anni 80 e a volte lo vedevo perchè quando passava si spostavano mandrie di fighe nordiche e comunque tutti lo salutavano. E salutava tutti …ed in piena era punk-new wave lui era il trait d’union tra il liscio ( che alla fine è il country italiano) e la dannata disco. Avrebbe potuto essere il quinto Abba”.Ci permettiamo di dedicargli un pensiero. Mick Jagger dei Rolling Stones lesse un pezzo di Adonais scritta da Percy Bysshe Shelley per John Keats nel 1821 al concerto commemorativo di Brian Jones all’Hyde Park di Londra il 5 luglio 1969. Jones, fondatore e chitarrista degli Stones, era annegato il 3 luglio 1969 nella sua piscina. Ad un pubblico stimato tra le 250.000 e 300.000 persone, Jagger lesse i seguenti versi di Adonais :

Pace, pace! non è morto, non dorme.
È risvegliato dal sogno della vita.                                                                              Siamo noi che abbiamo perso nelle visioni tempestose, manteniamo
con i fantasmi una lotta non redditizia,
e in trance pazza, colpisci con il coltello del nostro spirito
nullità invulnerabili. – Decadiamo
come cadaveri in un ossario; paura e dolore
Convinci e consumaci giorno per giorno,
e fredde speranze brulicano come vermi nella nostra argilla vivente.

L’Uno rimane, i molti cambiano e passano;
La luce del cielo splende per sempre, le ombre della Terra volano;
La vita, come una cupola di vetro multicolore,
macchia il bianco splendore dell’Eternità,
finché la morte non la calpesta. – Muori,
se vuoi essere con quello che cerchi!
Segui dove è tutto fuggito!

Buon viaggio Zanza!