L’ultraliberismo moderno: il caso Bolsonaro

Vediamo di capire chi è Bolsonaro e perché rappresenta il liberismo della peggior specie.

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Bolsonaro è un forte sostenitore dell’idea di un minore intervento dello Stato nell’economia, e non perde occasione per evidenziarlo. Nella politica economica è piuttosto contraddittorio, sempre rimanendo dentro il solco del peggior liberismo. Sostiene che vuole attuare politiche fiscali espansive tagliando le tasse per spingere investimenti e crescita ma nel contempo ha promesso di attuare forti politiche fiscali restrittive con austerity e tagli alla spesa pubblica, il tutto al fine di lasciare più spazi ai mercati minimizzando la presenza del settore pubblico. Ha anche annunciato l’attuazione di pesanti deregolamentazioni che saranno attuate dall’economista liberista, nonché suo Ministro delle Finanze, Paulo Guedes. Il tutto condito da continue dichiarazioni a sostegno della privatizzazione delle compagnie statali per favorire il libero mercato. Fin qui sembra il profilo ideale di un funzionario di Goldman Sachs, ma è peggio di così. Politicamente si dichiara molto vicino agli Stati Uniti e ad Israele. Tra Allende e Pinochet non ha dubbi, sceglierebbe il secondo. In un’intervista del 1998 con la rivista Veja, Bolsonaro si è spinto fino al punto di elogiare la dittatura cilena di Augusto Pinochet affermando che il suo regime “avrebbe dovuto uccidere più persone”. Lo definiscono un nazionalista, un populista di estrema destra. Per noi rimane un liberista della peggior specie, agli antipodi rispetto a qualsiasi posizione sovranista e socialista.