Erdogan mette radici in Libia

Neppure l'accordo di Ginevra del 23 ottobre è riuscito a mettere un freno alle ambizioni espansionistiche del sultano turco, il quale pare intenzionato a prendersi la Libia, o almeno una parte. Tra i tanti, oggi pare essere proprio lui il maggior ostacolo all'unità libica.

Il 23 ottobre è stato firmato a Ginevra l’accordo 5+5 tra la parte di Fayez Al-Serraj e quella di Kalifa Haftar, all’interno del quale si stabilisce il cessate il fuoco permanente in Libia. Le Nazioni Unite definiscono questo accordo come un ‘risultato storico’, la Farnesina incoraggia le parti libiche a rispettare le intese sottoscritte, Mosca spera che questo sia un primo passo verso la pace e chissà magari anche verso l’unificazione del popolo libico. L’unico a mostrarsi scettico è Erdogan, che lo definisce “un accordo di livello inferiore” riferendosi ai 10 funzionari che l’hanno firmato, non molto credibile e destinato a durare poco. Il sultano non ha gradito l’articolo n°2 dell’intesa il quale prevede la smilitarizzazione entro tre mesi del territorio libico da truppe, consiglieri militari e mercenari stranieri.

Invece Erdogan è chiaramente intenzionato a mettere radici in Libia e non ha nessuna intenzione di andar via in quanto la permanenza nella Tripolitania rientra nel progetto di espansione geopolitica della Turchia nel Mediterraneo. Evidente è il fatto che alle parole riesce a far conseguire fatti, aiutato dall’incredibile disinteresse italiano. A tal proposito, mentre il portavoce dell’Esercito Nazionale Libico (parte di Haftar) Ahmed al-Mismari ha dichiarato che il suo esercito si impegnerà a rispettare l’accordo, lo stesso non si può dire per il Governo di accordo Nazionale di Al-Serraj. Infatti a differenza degli Emirati Arabi Uniti e dei sauditi che stanno già preparando le valigie è stata prevista una deroga per i militari Turchi i quali rimarranno in suolo libico così come dichiarato dall’Alto Consiglio di Stato e il ministro della Difesa del GNA (Governo di Alleanza Nazionale, parte di Al-Serraj ), Salah Eddine al-Nimroush, i quali sono concordi nel dire che l’intesa raggiunta non escluderebbe esplicitamente l’accordo siglato con Ankara nel Novembre 2019, e sono intenzionati a portare avanti la collaborazione militare in materia di sicurezza con la Turchia oltre che mantenere i programmi di addestramento.

Eppure questa, dopo dieci anni di guerra civile dove fratelli hanno ucciso altri fratelli, poteva essere una grande occasione per la Libia.

Nei prossimi mesi diventerà ancora più chiaro, anche per chi sembra non voler vedere (ndr USA e Germania), chi sarà disposto a lasciare la Libia ai libici e chi invece vuole portare avanti interessi personali ed extraterritoriali.

Nei prossimi mesi vedremo se il posto storico e privilegiato che l’Italia ha ricoperto in Libia, anche grazie agli accordi dell’ENI, verrà definitivamente sostituito dal sultano Erdogan.