Disobbedienza Civile

Non sarebbe più utile oggi, in Italia, parlare di disobbedienza economica, e portare così la lotta al livello successivo (da cittadini contro stato a stato contro sovrastato) per essere in grado veramente di sovvertire un paradigma decadente ma, ahinoi, imperante: quello delle regole europee, della stabilità tout court e dell’austerità fine a sé stessa, quello a cui, oggi, bisognerebbe con forza disobbedire?

E’ sempre lecito dipingere un’azione illegale come espressione di una volontà superiore volta al miglioramento della società?

Riace, 2 Ottobre.

Domenico Lucano, Sindaco di Riace, in provincia di Locri, viene arrestato con un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.i.p, su richiesta del procuratore di Locri, Luigi D’Alessio, il quale ha precisato in una nota che questa “rappresenta l’epilogo di approfondite indagini, coordinate e dirette dalla Procura della Repubblica di Locri, svolte in merito alla gestione dei finanziamenti erogati dal ministero dell’Interno e della prefettura di Reggio Calabria al Comune di Riace per l’accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo politico”.

Si cominciano ad associare le azioni di Lucano a disobbedienza civile nel momento in cui vengono rese note alcune intercettazioni telefoniche nelle quali il sindaco afferma che “proprio per disattendere queste leggi balorde, vado contro la legge”.

Lucano si riferisce ovviamente alla legge Bossi-Fini, la controversa legge sull’immigrazione in vigore nell’ordinamento italiano dal 2002,  che stabilisce chiaramente che il “..Permesso di soggiorno è revocato se ottenuto attraverso un matrimonio finto con un cittadino italiano..”; tra le altre cose il sindaco Lucano è infatti anche accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina appunto tramite l’organizzazione di matrimoni “falsi” celebrati esclusivamente per far ottenere la cittadinanza alla “dolce metà” di essa sprovvista.

Non è questa la sede in cui si pretende di approfondire la vicenda di per sé, o di, tantomeno, figurarsi di poter arrivare a conclusioni definitive, certo è che si proverà a spiegare le ragioni che potrebbero fornire una chiave di lettura in grado di sciogliere il nodo che sta dividendo l’Italia in questi giorni: quelle del sindaco di Riace sono azioni illegali o dimostrazioni di disobbedienza civile?

Innanzitutto un po’ di chiarezza: cosa si intende per disobbedienza civile?

Secondo l’enciclopedia Treccani è “il rifiuto da parte di un gruppo di cittadini organizzati di obbedire a una legge giudicata iniqua, attuato attraverso pubbliche manifestazioni. La locuzione (civil disobedience) fu introdotta nel 19° sec., negli USA, dallo scrittore e filosofo H.D. Thoreau, imprigionato per essersi rifiutato di pagare le tasse legate alla guerra contro il Messico.”

Dunque per quanto si possano giudicare le leggi italiane in tema di immigrazione inique, è certo che le azioni del Lucano non hanno goduto di pubbliche manifestazioni, o meglio, non è stata manifestata pubblicamente la volontà di disobbedire alla legge.

Che poi le sue azioni abbiano portato ad un’oggettiva infrazione delle leggi, ebbene questo non toglie il fatto che il sindaco, negli ultimi anni, avesse fatto un grande lavoro, frutto della sua passione e della sua umanità, nella sua piccola comunità che amava definire la Città dell’accoglienza.

Insomma, si può pretendere l’applicazione della legge senza per forza condannare (anche moralmente) l’autore del “crimine”, che anzi, proprio agendo in questo modo, è consapevole che il suo arresto provocherà un dibattito pubblico, di cui il presente e molti altri articoli ne sono la prova, che porterà inevitabilmente ad una riflessione e magari ad un miglioramento della situazione?

mimmo lucano saviano

 

La storia è piena di casi di disobbedienza civile, basti citare due colossi dei diritti civili come Gandhi e Martin Luther King.

Forse effettivamente accostare le azioni di Domenico Lucano a questi grandi personaggi della storia è quantomeno eccessivo, se non fosse che le azioni del Sindaco di Riace non portano un vero e proprio rovesciamento del paradigma dominante, ma semmai lo migliorano e perfezionano in un certo luogo e in un certo momento.

E’ perciò giusto definire quella di Lucano disobbedienza civile? Dipende, lo potrebbe essere, ma ciò non delegittima di fatto l’azione della magistratura, anzi la rafforza proprio perché lo stesso colpevole è consapevole di aver violato la legge.

Concludendo, sarebbe più utile oggi, in Italia, parlare di disobbedienza economica, e portare così la lotta al livello successivo (da cittadini contro stato a stato contro sovrastato) per essere in grado veramente di sovvertire un paradigma decadente ma, ahinoi, imperante: quello delle regole europee, della stabilità tout court e dell’austerità fine a sé stessa, quello a cui, oggi, bisognerebbe con forza disobbedire!