Incidente stretto di Kerch: le conseguenze si moltiplicano

Come sempre tutti contro la Russia, compreso il nostro ISPI, che vanta esperti tanto autorevoli quanto politicamente schierati. Eppure basta guardare ai fatti per dare un giudizio su un incidente voluto e creato esclusivamente dall'Ucraina.

kerchLe conseguenze dell’incidente di Kerch che vede coinvolte Russia ed Ucraina si stanno rapidamente sviluppando sia a livello internazionale che interno (all’Ucraina). Innanzitutto in sede ONU in cui i paesi NATO come USA, Gran Bretagna, Francia, Polonia e Svezia hanno attaccato la Russia accusandola di violazione del diritto marittimo, pur senza entrare nel merito della vicenda, ma semplicemente partendo dalla considerazione che nessuno di questi paesi riconosce l’annessione della Crimea alla Russia, per cui qualsiasi attività militare e civile russa (come la costruzione del ponte) in Crimea viene considerata illegale. Il presidente USA Trump ha reso noto, con il classico tweet, che nei due giorni del G20 di Buenos Aires non avverrà alcun incontro bilaterale con Vladimir Putin, almeno fino a quando i militari ucraini arrestati domenica scorsa non verranno rilasciati. A questa notizia il presidente russo ha risposto che è ben felice di risparmiare le due ore che avrebbe dovuto dedicare a Trump usandole per incontri più proficui. Insomma un bel botta e risposta secco e poco amichevole ma che rimane all’interno della schermaglia politica tra i due.

Diversa la situazione in Ucraina, dove da due giorni i cittadini convivono con la legge marziale, una conseguenza invece abbastanza strana dell’incidente dello stretto di Kerch. Come giustamente fa notare Putin, nel corso di anni di autentica guerra durante la quale gli ucraini hanno usato mezzi pesanti, aviazione ed artiglieria in autentiche battaglie contro i ribelli, mai il governo ucraino ha dichiarato la legge marziale. Adesso invece per uno scontro di limitate proporzioni con tre feriti si arriva ad una decisione così drastica. Ma non finisce qui: oggi il presidente Poroshenko ha reso noto (sempre tramite twitter) che i cittadini maschi russi tra i 16 ed i 60 anni non potranno entrare in Ucraina: questo per evitare che “formino gruppi paramilitari che rispondano all’esercito russo”.

A parte questi provvedimenti che sono solo l’ennesimo capitolo di una legislazione antirussa che caratterizza l’azione di Poroshenko dal suo primo giorno in carica, ciò che è davvero interessante rimane la legge marziale presentata a pochi mesi dalle elezioni del 31 marzo che il buon Poroshenko molto probabilmente perderà. Il parlamento ucraino ha votato il provvedimento, questo si, ma con alcune limitazioni: la legge marziale durerà per un mese e solo nelle provincie confinanti con la Russia in cui la presenza dei ribelli è molto forte. A pochi sfugge che il tentativo di Poroshenko è quello di salvarsi la carriera politica se non direttamente la pelle. Nei sondaggi di opinione tra i candidati alle elezioni è il quinto in classifica con meno del 10% di gradimento e tutti sanno che non arriverebbe nemmeno al ballottaggio. Ovviamente la legge marziale con relativo controllo della stampa e della libertà degli altri candidati gli potrebbe far riguadagnare la presidenza anche se con metodi propriamente golpisti: cosa che quando si è con l’acqua alla gola non fa tanta differenza.

Ecco che l’incidente dello stretto di Kerch assume tutt’altra dimensione se visto in quest’ottica. Della dinamica dei fatti come sempre si saprà qualcosa solo tra anni, ma una cosa è certa: l’incidente è stato utile solo all’Ucraina; sia in chiave estera per aizzare di nuovo la comunità internazionale contro Putin, sia in chiave interna, per cercare di sbloccare una situazione che si sta facendo pesantissima per la sua classe dirigente che rischia la defenestrazione politica se non peggio.