Yemen: voto rivoluzionario contro la guerra al Senato USA

Appellandosi al War Powers Act, legge entrata in vigore nel 1973 che stabilisce la potestà esclusiva del Congresso in materia di guerra, il Congresso americano guidato da Sanders con l'appoggio bipartisan di alcuni politici democratici e repubblicani, ha bocciato la guerra saudita in Yemen. È innegabile la portata storica di tale azione.

yemenIl senato degli Stati Uniti ha votato contro la guerra in Yemen appellandosi, per la prima volta nella storia, al War Powers Act, legge entrata in vigore nel 1973 che stabilisce la potestà esclusiva del Congresso in materia di guerra. Dopo la votazione i senatori promotori, Bernie Sanders come indipendente, Chris Murphy per i democratici e Mike Lee per i repubblicani, hanno tenuto una conferenza stampa in cui hanno sottolineato non solo l’eccezionalità dell’atto nella sua forma ma anche il fatto che la votazione è stata bipartisan cioè una vera e propria presa in carico, da parte del Senato, della guerra dimenticata in Yemen, sottraendola potenzialmente e almeno in parte, al presidente Trump. 

Molti giornalisti hanno interpretato l’azione dei senatori come una reazione, in tipico stile hollywoodiano, al tragico omicidio del giornalista Khashoggi che la CIA ha chiarito essere stato commissionato dal principe saudita Mohammed Bin Salman (MBS). Per molti giornalisti presenti alla conferenza stampa era chiaro che, scossi dalla truce esecuzione di Khashoggi, i senatori si siano decisi a considerare l’Arabia Saudita di MBS come un alleato potenzialmente scomodo e ad approfittarne per scaricarla nella questione yemenita. Ma le cose in effetti non sono andate così. Come ribadito da tutti e tre i senatori, il lavoro sulla questione dello Yemen va avanti da un bel pezzo con molti membri di entrambi i partiti, in entrambe le camere del Congresso, che sono impegnati da anni a mettere fine alla guerra che ha creato la più grave catastrofe umanitaria cui il pianeta stia assistendo.

Il Senato con questa mossa costringerà la Camera ad esprimersi in materia. Ricordiamo che anche alla Camera ci sono i voti per bloccare la guerra. Il 12 dicembre scorso lo speaker della Camera il repubblicano Paul Ryan si è reso protagonista di un’azione che negli Stati Uniti non è stata ben vista dall’opinione pubblica: per evitare un voto sullo Yemen ha presentato un articolo che impegna la Camera a non prendere provvedimenti sul conflitto fino a fine legislatura (a spanne fine gennaio) e l’ha inserito all’interno della legge sulle politiche agricole in approvazione. Molti deputati repubblicani si sono rifiutati di votare per la legge che è passata per il rotto della cuffia 206-203 e solo grazie al voto di 5 deputati democratici, uno dei quali ha ammesso pubblicamente che dello Yemen non sa niente e che era interessato solo ad approvare la legge sull’agricoltura. Il maneggio di Paul Ryan ovviamente può solo ritardare una votazione alla Camera ma questa arriverà e quasi certamente nella stessa direzione di quella del senato. Pare solo un fatto di tempo.

Ovviamente l’azione del senato rimane forte e decisa e, almeno apparentemente, sembra stia cambiando un po’ e carte in tavola. Proprio nei giorni delle due votazioni al Congresso USA, le due parti yemenite in guerra si sono incontrate per la prima volta e l’hanno fatto sotto l’egida delle Nazioni Unite a Stoccolma. Sui risultati delle consultazioni (ancora dubbi e precari) durate una settimana, il mediatore per l’ONU Martin Griffith ha riferito venerdì scorso al Consiglio di Sicurezza.