L’Armistizio di Cassibile: morte della Patria?

L'Armistizio di Cassibile è l'atto con cui l'Italia terminò la guerra con gli Alleati. Morì nei fatti la Patria quel giorno? Per Renzo De Felice il giorno dell'armistizio, l'8 settembre 1943, diventò «la data simbolo del male italiano», la data che annichiliva «il carattere stesso di un intero popolo».

Cassibile è una ridente cittadina inserita amministrativamente nel comune di Siracusa, a circa 14 km verso sud, lungo la Strada Statale 115, dove si trova precisamente il luogo dove fu firmato l’Armistizio. Il borgo è sempre cresciuto demograficamente fino a raggiungere circa 5800 abitanti. Cassibile, abbastanza trascurato dalle amministrazioni che si sono succedute a Siracusa, ha sempre aspirato all’autonomia. Aspirazione che si è affievolita in tempi di crisi come i nostri dove costituire un comune sarebbe molto difficile per evidenti motivi finanziari.

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Ovviamente Cassibile è noto nel mondo per l’Armistizio, l’atto con cui l’Italia terminò la guerra con gli Alleati. Morì nei fatti la Patria quel giorno? Per Renzo De Felice il giorno dell’armistizio, l’8 settembre 1943, diventò «la data simbolo del male italiano», la data che annichiliva «il carattere stesso di un intero popolo». Di certo quella data segna uno spartiacque. Il precedente nella storia italiana, ovvero Caporetto, era stata metabolizzata dalla Nazione e dall’immaginario collettivo. Dopo Caporetto c’era stato Vittorio Veneto e quella volta avevamo vinto. Riguardo l’armistizio di Cassibile le cose erano andate nella direzione esattamente contraria. Secondo De Felice, gli “anticorpi” perché “il monopolio fascista del patriottismo”, realizzato con l’identificazione del «primato della nazione col primato del regime», aveva minato fin dalle origini quella “mitologia della nazione” creata da Mussolini e crollata con la dissoluzione del regime in buona sostanza imploso il 25 luglio. Il fascismo-regime aveva esaltato il sentimento nazionale come strumento per “accelerare la nazionalizzazione delle masse, per omogeneizzare la borghesia, per integrare nello Stato fascista quei ceti che erano stati esclusi dallo Stato liberale, per alimentare il consenso in pace e la mobilitazione in guerra”. Il fallimentare risultato del conflitto, prima, e la sconfitta militare, poi, spazzarono via con il fascismo, anche l’idea di nazione «come valore unificante di tutti gli italiani». Ovviamente molte sono state le voci contrarie e che si sono differenziate da De Felice. Una cosa è certa comunque. Da quella data in poi l’Italia ha un problema pratico ovvero è una colonia e stenta a concepire, proprio per non aver elaborato il trauma, una sua politica dell’interesse nazionale. Quando lo ha fatto è stato grazie a singoli grandi personaggi come Craxi o Mattei che l’hanno pagata cara. In tutti i casi Cassibile e la vicina località balneare di Fontane Bianche sono splendidi posti accoglienti e ricchi di bellezze naturali e testimonianze archeologiche. Visitateli. Il senso della Patria riparte anche dai Beni comuni.