Silvio e la parabola del Figliol Prodigo

Dati i tempi bui è utile anche raccattare il fondo del barile, il ritorno a pieno titolo di Silvio nella politica attiva oggettivamente galvanizza i forzitalioti e costituisce un freno allo smottamento dei suddetti verso il sovranismo della Lega del giovane Salvini.

Vi propongo un indovinello: quanti cittadini “normali” con procedimenti pendenti  con imputazioni tipo concorso in strage, corruzione in atti giudiziari ed altre quisquilie, che hanno definito pubblicamente i giudici di cassazione “un plotone di esecuzione”, che sono stati qualificati come “delinquenti naturali” in una sentenza passata in cosa giudicata, che hanno subito otto condanne di primo grado decadute per prescrizione, ecc. ecc., avrebbero ottenuto a tempo di record la riabilitazione penale?

Ognuno risponda secondo la propria coscienza posto che siamo tutti consapevoli di vivere in un paese in cui la “giustizia” è fisiologicamente forte con i deboli e debole con i forti…

Ma nel caso di Berlusconi questa ovvia considerazione non può essere esaustiva perchè parliamo di una persona che, quando era Presidente del Consiglio,  è stata fatta oggetto di una imponente campagna mediatica, con annessa tempesta giudiziaria, su ogni aspetto della sua vita pubblica e privata, dalla frequentazione con la “nipote di Mubarak” al caso Noemi Letizia.

Una sorta di “perseguitato giudiziario” che oggi improvvisamente fruisce di una atteggiamento “benevolo” ed ipergarantista da parte di una magistratura che fino a ieri non gli risparmiava niente.

Cosa è cambiato?

È un fatto che al Berlusconi di ieri, amico di Putin e Gheddafi, recalcitrante nell’accettazione delle ricette iper austerity della Commissione Europea (applicate poi dal governo “neutrale” di Monti), è subentrato un nuovo Berlusconi che, sensibile agli interessi delle sue aziende, si pone come argine contro il neopopulismo sovranista, un argine quantomai utile in un momento in cui il PD è alquanto malconcio e confuso.

Dati i tempi bui è utile anche raccattare il fondo del barile, il ritorno a pieno titolo di Silvio nella politica attiva oggettivamente galvanizza i forzitalioti e costituisce un freno allo smottamento dei suddetti verso il sovranismo della Lega del giovane Salvini.

Nulla di nuovo sotto il sole.

Già nel 1992 la vicenda di “mani pulite”, che anche in questo caso vide protagonista la magistratura milanese, lungi dallo spazzare la corruzione dal nostro paese, segnò invece la fine di una classe politica che, nel bene e nel male, aveva governato l’Italia cercando di tutelarne l’interesse nazionale, pur nel quadro della sovranità limitata che ha caratterizzato il nostro paese nel secondo dopoguerra (assassinio di Moro docet).

C’è poco da fare, ancora una volta il commento più efficace è condensato in una celebre battuta attribuita al Divo Giulio (che a sua volta la rubò a Papa Pio XI): in politica a pensar male si commette peccato ma quasi sempre ci si azzecca….