L’equivoco dell’arte contemporanea

Il sistema globale allo sbando, le minacce nucleari, l’esodo in massa di popoli che passano da un continente all’altro senza alcun destino, il vampirismo delle banche, l’aumento della povertà: queste ed altre sono le trincee di un’arte che finalmente deve dire, interrompendo e smascherando l’eco di un’azione anticonformista che va considerata solo tale e non opera d’arte.

La rottura del sistema dell’arte, provocata dagli artisti nel primo quarto del Novecento, è la causa dell’equivoco storico-critico sulla creatività della società contemporanea. Se la provocazione dadaista fosse stata promossa da non addetti ai lavori, da personalità non legate alla missione dell’arte, oggi non assisteremmo ad esternazioni che, in maniera equivoca, passano per essere creazioni artistiche. Come dire: il Ferro da stiro di Man Ray, fatto da un dilettante, non sarebbe un Cadeau e l’orniatoio di Duchamp, presentato da un improvvisatore, non sarebbe una Fontaine. 

ferro da stiro ray

Se gli artisti non fossero passati in maniera repentina dal loro consueto sistema espressivo ad un’azione di rottura e se quest’ultima fosse stata compiuta da personaggi non consacrati all’arte, quelle opere sarebbero state considerate delle bizzarre e divertenti bravate. L’essere però entrambi, come d’altra parte tutti gli aderenti alla poetica dadaista, degli artisti già affermati nel proprio campo specifico, generò l’equivoco, stabilendo una curiosa continuità tra l’arte e la non arte. Cioè tra l’espressione artistica di cui erano promotori prima e il rigetto dell’arte tradizionale di cui si fecero artefici dopo. Fu un autentico rigetto ma, all’esterno, non lo compresero come tale. Per ignoranza e superficialità, per la mancanza di coraggio, si equivocò.   Così nel mentre i dadaisti, in maniera eclatante, cancellavano la snervante e obsoleta arte della tradizione, rigettando l’arte passatista, espressivamente stanca e non adeguata alla sensibilità sociale e alla nuova poetica del tempo, la critica (errando) colse in quel gesto di rottura la nuova arte.

La confusione sorta dopo e portata avanti dall’ignoranza del pubblico e dalle sciocchezze messe in campo dalla critica è la sostanza su cui basa l’equivoco. La critica fa credere e il pubblico crede che la nuova arte sia l’orinatoio diventato Fontaine o il Ferro da stiro diventato inservibile. Cioè la provocazione diventò d’un tratto, in maniera imprevista dagli stessi artisti, opera d’arte.

Ciò che era nato per essere un elemento di rottura, un gesto di anticonformismo teso a rompere l’antico sistema anacronistico e ripetitivo di un’arte che non riusciva a sganciarsi dal decorativismo e a ridare slancio e dignità alla figurazione come all’astrazione, apparve come nuovo indirizzo dell’arte.

La conseguenza catastrofica è stata la seguente. Quattro generazioni di cialtroni e impostori, che con l’arte non hanno mai avuto niente da spartire, hanno propinato stupidaggini spacciate per opere d’arte.  Il pubblico e la critica incolta e improvvisata,  incapace di analizzare poiché priva di conoscenze specifiche, hanno fatto la parte dei sudditi del famoso re nudo della fiaba di Christian Andersen, I vestiti nuovi dell’Imperatore. Tutti hanno calato la testa, tutti hanno detto che vedevano, capivano, apprezzavano, ma in definitiva nessuno ha visto niente. Però per non farsi scoprire in quella condizione di ignoranza di cui erano intrisi hanno detto che vedevano e si sono persino lanciati nell’esaltazione di un fenomeno inventato di sana pianta. Come fare a salvare il sistema a distanza di cento anni ? Semplice, bisogna spazzare via i depositi, le incrostazioni di una letteratura che ha visto l’arte dove non c’era e ha negato l’arte la dove germogliava. Occorre dire a gran voce che il re era nudo ed è rimasto nudo. L’arte, nel nostro tempo, ha ben altro da raccontare che mettersi a giocare con le bravate dei dilettanti e gli improvvisatori. Il sistema globale allo sbando, le minacce nucleari, l’esodo in massa di popoli che passano da un continente all’altro senza alcun destino, il vampirismo delle banche, l’aumento della povertà: queste ed altre sono le trincee di un’arte che finalmente deve dire, interrompendo e smascherando l’eco di un’azione anticonformista che va considerata solo tale e non opera d’arte